PostHeaderIcon Lampe e tuone (Lampi e tuoni – alias: pasta e ceci)

Lampe e tuone (Lampi e tuoni - alias: pasta e ceci)

pasta e ceci

La pasta e ceci, meglio nota a Napoli come “Lampe e tuone”, è la protagonista indiscussa del primo giorno di Quaresima.

L‘espressione dialettale trae indubbiamente la sua origine dagli “indesiderati” effetti che spesso i legumi procurano alla digestione.

Delle proprietà, modalità di cottura e quant’altro riguardi i legumi vi ho parlato già qui.

Oggi voglio mettervi al corrente dell’usanza partenopea di mangiare questo strepitoso piatto nel primo giorno di quaresima e raccontarvi come lo preparo io.

 

INGREDIENTI

 

250 g di ceci secchi medi

1 cucchiaino di bicarbonato

200 g di “pasta ammescata”: pasta mischiata  (oppure taccozzette)

100 g di olio e.v.o.

aglio

rosmarino

origano

sale e pepe

 

PROCEDIMENTO

 

Tenete a bagno i ceci per una notte intera (12-18 ore) in acqua e bicarbonato; il mattino successivo, sciacquateli molto bene.

Mettete a scaldare dell’acqua in una grossa pentola.

Nel frattempo, in una pentola di coccio, soffriggete l’aglio nell’olio e versatevi dentro i ceci scolati. Coprite i ceci con l’acqua che avevate messo a bollire nella pentola a parte (l’acqua deve sovrastare i ceci di due dita), unite gli aromi e portate a cottura lasciando sobbollire a fuoco molto basso.

Per il tempo di cottura affidatevi alle indicazioni riportate, dal produttore, sulla scatola dei ceci. Di solito i ceci secchi impiegano circa 2 ore a cuocere, ma dovete assaggiare e fare attenzione: non di rado capita che occorrano fino a 5 ore di cottura.

Quando i vostri ceci saranno teneri, passatene una metà al passatutto (oggi uso il mixer ad immersione), aggiungendo se necessario, acqua bollente sufficiente per cuocere la pasta.

Salate e, appena bolle, aggiungete la pasta . Mescolate e portate  a cottura diluendo, all’occorrenza, con poca acqua calda: la pasta coi legumi, a Napoli, deve risultare “azzeccata” (attaccata) e non brodosa.

Fate rigorosamente riposare un po’ la minestra prima di servirla (dopo tutte queste ore di lavoro… se lo merita!)

Curiosità: a proposito si quaresima e di Pasqua, sono stata nel Salento a trascorrere le festività pasquali (appunto) e mi sono imbattuta in un piatto che chiamasi  “Ciceri e tria” e, non ci crederete, ma è una pietanza costituita da una sorta di laganelle mozzate (fatte in casa con sola farina di semola ed acqua), fritte e poi ripassate nella pentola dei legumi.
Essendomi incuriosita, ho fatto un giro sul web ed ho trovato nel blog “angiecafiero“, un articolo molto interessante in cui la scrittrice ci dà la ricetta e ci racconta:
“Questa ricetta è un vero e proprio reperto archeologico della gastronomia sia per il nome, trii, che era il nome che arabi e siciliani davano nel Medioevo ai maccheroni, sia perché le tagliatelle preventivamente fritte ricordano le lagane degli antichi Romani che venivano arrostite su pietre roventi prima di tagliarle a strisce e farle bollire nelle minestre.
In alternativa alle lagane, si puo’ utilizzare quella che a Napoli viene chiamata “‘a pasta ammescata”, qualità che contine vari formati di pasta, in un passato non molto lontano venivano utilizzate le rimanenze dei vari formati in preparazioni come questa, come la pasta e fagioli o la pasta e patate.
Ingredienti:
– gr 300 di ceci
-1 cucchiaino da tè di bicarbonato
-1 dl di olio
– 2 spicchi di aglio
– sale pepe q.b.
– prezzemolo abbondante
– gr 400 g di laganelle (fettuccelle larghe)
 
Esecuzione:
La sera precedente mettete a bagno i ceci con il bicarbonato per renderli più teneri.
La mattina dopo sciacquateli e cuoceteli in acqua abbondante e non salata.
Quando saranno cotti e quasi disfatti (occorreranno circa 5 ore a fuoco lento, senza mai far perdere il bollore), aggiungete l’aglio, l’olio precedentemente riscaldato, il sale e il pepe. Se volete, potrete, passarne una piccola quantità.
Aggiungete, se necessario, un po’ d’acqua a bollore che terrete su un altro fornello e calate nei ceci le laganelle spezzettat,.
Qualche minuto prima di togliere la pentola dal fuoco, aggiungete il prezzemolo.”
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