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Il limoncello del nonno

Ho questo ricordo di mio nonno Agatino: sedeva sempre a capotavola di un tavolo in legno massiccio molto lungo (mio nonno e mia nonna hanno avuto 11 figli), fumava tantissimo, indossava sempre una “papalina” in testa (un tipico cappello) ed una giacca da camera con cintura a pendente….. Verso Pasqua, nella casa dei nonni c’erano sempre tantissime uova di pasqua perchè figli, nipoti e parenti vari ne facevano dono a loro, in occasione della Santa Pasqua. Aleggiava quindi nell’aria, oltre ad un profumo di cioccolato, anche un gradevolissimo profumo di limoni e di agrumi: il nonno preparava il limoncello ed il liquore di agrumi…… credo che fosse l’unica cosa che facesse durante l’anno, ma magri mi sbaglio….. non lo so!! Comunque ne faceva in quantità “industriale” perchè ne regalava una parte a figli e parenti. Quell’odore che si spandeva nell’aria, faceva venire la voglia/curiosità anche a noi nipoti di assaggiare quella prelibatezza e così il nonno ci permetteva di bagnarvi le labbra ….. ed era una sinfonia…. Sì perchè il nonno non faceva il limoncello troppo troppo forte e, siccome ce lo serviva in un bicchierino col bordo zuccherato, il tutto ci risultava una vera delizia. Vi darò qui di seguito sia la ricetta del nonno che quella più comunemente utilizzata.

Ingredienti

10 limoni (possibilmente di Amalfi o di Sorrento) di cui uno verde

i limoni dovrebbero essere quelli ovali, non trattati, con la buccia ruvida e spessa, ricchi di oli essenziali

1 l + 200 ml di acqua (di ottima qualità, tipo Fiuggi)

1l di alcool purissimo a 95°

(ottimo è l’alcool etilico neutro, ottenuto a partire da frumento tenero. Se poi il frumento è anche biologico, avremo la certezza di un prodotto che esclude la presenza di contaminanti e sostanze volatili indesiderate. Questo prodotto è reperibile in farmacia e da rivenditori specializzati ed è più costoso rispetto agli altri ma permette di ottenere un prodotto di qualità superiore. Se lo trovate provate il “BIOALCOOL”: alcool biologico neutro a 96°)

650 – 800 gr (a seconda di quanto dolce lo preferiate) di zucchero di ottima qualità

Procedimento

Separate la scorza dei limoni dal bianco, come se steste sbucciando delle mele (potete utilizzare allo scopo un pelapatate). Lasciate macerare, a temperatura ambiente ed al buio, per 24/48 ore la scorza dei limoni con 6oo ml di alcool puro. Trascorso il tempo, mettete in una pentola l’acqua e lo zucchero e portate a bollore mescolando. Calcolate due minuti esatti di bollitura, spegnete e  coprite con un coperchio, aspettando il completo raffreddamento. Quando il tutto sarà freddo introducete in un vaso ben pulito ed asciutto lo sciroppo ottenuto, i 6oo ml di alcool con le scorze dei limoni ed aggiungete i restanti 400 ml di alcool puro; mescolate bene e lasciate riposare il tutto per altri 2 giorni. Filtrate il liquido due volte con un panno fine (un panno di cotone bianco lavato, bollito e risciacquato), oppure con della garza, in bottiglie ben pulite ed asciutte. Chiudetele ermeticamente e conservatele in luogo fresco ed asciutto. Il liquore può essere degustato dopo circa 20/30 giorni sia freddo che a temperatura ambiente, a voi la scelta!

Note: molti credono di ottenere un limoncello migliore facendo macerare le scorze di limone per un mese o più ma, all’Università degli Studi di Napoli “Federico II” (Facoltà di Agraria) è stato fatto uno studio sul “Liquore di limoni” da cui si è potuto accertare che “la maggior parte dei componenti maggiori (limonane, a-pinene, b-pinene, mircene, sabinene e g-terpinene) dell’olio essenziale di limone sono estratti in alcol etilico dopo 24 ore di macerazione, mentre i composti minori richiedono almeno 48 ore per essere estratti. In ogni caso dopo due giorni di macerazione delle bucce di limone in alcol etilico si arriva alla saturazione dell’estratto per quanto riguarda la componente degli oli essenziali. Per questo motivo è inutile protrarre l’estrazione per più di due giorni, ciò si tradurrebbe in una inutile perdita di tempo per la ditta produttrice”.

Ho trovato questo splendido ed esplicativo articolo su http.//tasteofsorrento.sorrentoinfo.com , un po’ di storia non poteva mancare, no?

La buccia gialla e rugosa del limone è l’ingrediente essenziale della sua fortunata produzione. Il limoncello nasce così, da una ricetta sobria e genuina, arricchita da acqua, alcool e cucchiaiate di zucchero.
La preparazione è semplice ma meticolosa: se osservata alla lettera, in poco meno di tre mesi, il tradizionale liquore giallo sarà pronto ad essere gustato come aperitivo o digestivo, prima o dopo i pasti.
La storia del limoncello si snoda attraverso una serie di aneddoti e leggende. La sua paternità se la contendono i sorrentini, gli amalfitani e i capresi. In un fazzoletto di chilometri, tre popolazioni si vantano di una produzione di limoncello tramandata da svariate generazioni. A Capri, qualcuno sostiene che le sue origini siano legate alle vicissitudini della famiglia dell’imprenditore Massimo Canale che, nel 1988, registrò per primo il marchio «Limoncello».

 

 

Il liquore nacque proprio agli inizi del 1900, in una piccola pensione dell’Isola Azzurra, dove la signora Maria Antonia Farace curava un rigoglioso giardino di limoni e arance. Il nipote, nel dopoguerra, aprì un’attività di ristorazione proprio nelle vicinanze della villa di Axel Munte. La specialità di quel bar era proprio il liquore di limoni realizzato con l’antica ricetta della nonna. Nel 1988, il figlio Massimo Canale avviò a sua volta una piccola produzione artigianale di limoncello, registrandone il marchio. Ma in realtà, anche a Sorrento ed a Amalfi, fioccano leggende e racconti sulla produzione del tradizionale liquore giallo. In costiera, ad esempio, la storia narra che le grandi famiglie sorrentine, agli inizi del 1900, non facevano mai mancare agli ospiti illustri un assaggio di limoncello, realizzato secondo la tradizionale ricetta. Ad Amalfi, c’è chi sostiene addirittura che il liquore abbia origini molto antiche, quasi legate alla coltivazione del limone. Tuttavia, come spesso accade in queste circostanze, la verità è nebulosa e le ipotesi sono tante e suggestive. Qualcuno sostiene che il limoncello veniva utilizzato dai pescatori e dai contadini al mattino per combattere il freddo, già ai tempi dell’invasione dei saraceni. Altri, invece, ritengono che la ricetta sia nata all’interno di un convento monastico per deliziare i frati tra una preghiera e un’altra. La verità, forse, non la sapremo mai. Ma al di là di questioni squisitamente campanilistiche, il tradizionale liquore giallo varca da decenni le frontiere, conquistando i mercati di mezzo mondo. Bottiglie di limoncello sono presenti negli scaffali dei market d’oltreoceano, e nuovi importanti scenari commerciali si stanno sviluppando sui mercati asiatici. Il limoncello, dunque, rischia davvero di diventare un prodotto di caratura mondiale alla pari del Bitter o dell’Amaretto. E per difendersi dalle imitazioni, si è corso anche ai ripari, riservando alla produzione del caratteristico «ovale» sorrentino la denominazione di Indicazione geografica protetta (Igp). L’originale limone di Sorrento deve essere prodotto in uno dei comuni del territorio che va da Vico Equense a Massa Lubrense e nell’isola di Capri.
Il sistema di coltivazione è quello tipico e tradizionalmente adottato nella zona. La tecnica più utilizzata consiste nel coltivare le piante sotto impalcature di pali di castagno di altezza superiore ai tre metri. Per garantire la maturazione dei frutti, il fusto va tenuto al riparo dagli agenti atmosferici. La raccolta è effettuata solitamente nel periodo da febbraio ad ottobre: è fatta a mano, perché deve essere impedito il contatto diretto dei limoni col terreno. Le caratteristiche principali del prodotto vanno ricercate nella forma ellittica e simmetrica, nelle dimensioni medio-grosse, nel colore della buccia giallo citrino. Ed è proprio la buccia l’ingrediente principale della produzione di limoncello: la scorza è infatti ricca di oli essenziali ed ha un’aroma molto deciso. Una volta accertata l’origine sorrentina del limone, si può finalmente procedere alla preparazione del liquore. Con pochi sani ingredienti, il limoncello può essere preparato anche comodamente da casa. I tempi tecnici si aggirano sugli ottanta giorni. Il limoncello, infatti, secondo la ricetta tradizionale, deve macerare per più di due mesi.

Nella scelta dei limoni, vanno preferiti quelli con buccia molto spessa. Proprio il clima mediterraneo della costa sorrentino-amalfitana garantisce la crescita di un limone con buccia grossa e profumata. Il primo step prevede il lavaggio del frutto in acqua calda e la spazzolata per ripulirlo da eventuali residui di insetticidi. In una brocca va versato dell’alcool, e aggiunti poi i pezzi di scorza aromatica ricavati dalla buccia.
Gli esperti consigliano l’utilizzo di alcool di buona qualità, anche per evitare che il liquore poi si trasformi in ghiaccio in freezer. Con la sistemazione della brocca coperta in una stanza buia o in una credenza, si conclude la prima fase di produzione. A temperatura ambiente, infatti, continuerà la macerazione della buccia e l’infuso assumerà lentamente l’aroma e il colore giallo del limone. Dopo circa un mese di riposo, la preparazione prosegue con l’aggiunta di un pentolino di acqua e zucchero (prima portato in ebollizione e poi lasciato raffreddare) e dell’altro alcool. La brocca va poi nuovamente coperta e riposta nell’armadietto per un altro mese abbondante. Dopo quaranta giorni circa, l’infuso va filtrato nelle bottiglie, scartando le bucce. Le bottiglie vanno immesse poi in freezer. Dal gusto unico e dall’aroma inconfondibile, il liquore va servito così, senza l’aggiunta di additivi e agenti coloranti. Il limoncello è un ottimo digestivo se servito freddo. Qualcuno lo preferisce a temperatura ambiente, magari mescolato in acqua tonica o champagne. Ultimamente, è in voga il suo utilizzo su gelati e macedonia. In Campania, nella terra principe della sua produzione, il limoncello chiude soprattutto il pranzo o la cena: è oramai diventato un rito sociale quasi al pari del caffè.


II ricetta (quella più conosciuta)

Ingredienti

1/2 l di alcool

1/2 kg di zucchero

1/2 l di acqua

3 – 4 limoni

Volete conoscere la gradazione del vostro limoncello? Ecco la formula: gradazione dell’alcool x 1000 (se ne state utilizzando 1 litro, se ne utilizzate 1/2 litro, ovviamente, moltiplicherete per 500) (es. 90° x 1000= 90.000); il risultato (nel nostro esempio 90.000) dividetelo per la risultante di questa somma: quantità di acqua + quantità di alcool + quantità di zucchero. 

Per semplificare: se volete ottenere un limoncello più leggero, aumentate la quantità di acqua e/o zucchero; per ottenere un liquore forte, fate l’esatto contrario.

ESEMPIO calcolo della gradazione alcoolica

400 ml di alcool a 95°

550 g di acqua

300 g di zucchero

3 limoni

Formula

(95  x  400) :  ( 550  +  300  +  400)  = 30% ca.        

Pillole di saggezza partenopea: Niscune te dic:”Lavate a faccia ca par cchiu bell e me”.
Nessuno ti dice.”lavati il viso che sembri più bello di me”.
Nessuno dà consigli disinteressati
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4 Commenti a “Il limoncello del nonno”

  • terry scrive:

    Mi ricordo lo spettacolo dei limoni lungo la costiera amalfitana…. che bel post, mi hai fatto venir volgia di tornar da quelle parti!
    ricetta deliziosa quanot preziosa! ringraziamo il nonno :) e te per averla condivisa!
    baci

  • Stefania scrive:

    interessante questo excursus sul limoncello! io faccio macerare i limoni per 2 settimane; quindi me lo posso risparmiare? provero’ per certo la ricetta di tuo nonno quando lo rifaccio!

  • admin scrive:

    Sì, Stefy…… tranquilla, non occorre tutta quella lunga macerazione…. Oggi manco a farlo a posta ho visto che nella trasmissione “Occhio alla spesa” hanno parlato del limoncello e l’esperto ha detto anche lui che bastano 48 ore. Alla prova del cuoco, poi, hanno parlato del cedro candito……. :-)) niente niente mi stessero spiando il bloggo?? :-))

  • admin scrive:

    Terry, quanto tempo fa sei stata sulla costa amalfitana? E’ giunto il momento di tornarci…… così ci conosciamo no?? ;-)

Ciao micilli!!
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