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PostHeaderIcon Katmer Pogaça: cose turche!!

Katmer Pogaça: cose turche!!

Questa ricetta l’ho trovata nel blog “caffè col cioccolato” ed è stata una sorpresa, in positivo, in tutti i sensi. Il risultato è un “panino” sfogliato (tipo croissant) dal sapore neutro che ben si adatta ad essere farcito col dolce e col salato.

Fausta, la detentrice del blog di cui sopra, sottolinea di avere trovata, a sua volta,  la ricetta nel blog  “La Mercante di spezie”, di aver apportato piccole modifiche, di aver letto nel blog che può essere utilizzata anche per ottenere la pasta fillo e che è una pasta che si presta alla congelazione sia ante che post cottura.

Ieri mio figlio, con quella sua vocetta un po’ mielosa di quando vuole chiedermi qualcosa di “impiccioso”, mi chiede: “mà…… questa sera c’è la partita del Napoli, mi prepari le chips e qualcosa di sfizioso da mangiare davanti alla T.V.?…. “. Core ‘e mammà… ma cerrrrrrto, e che ci vuole!! E così, tra una lavatrice, la spesa, la cucina e quant’altro, mi vengono in mente questi deliziosi “panini” turchi che vi consiglio di provare immantinente. Vi riporto qui di seguito la ricetta scopiazzata dal blog “caffè col cioccolato“.

INGREDIENTI

1/2 Kg di farina manitoba

200 gr di latte (io ho dovuto metterne un po’ di più)

60 gr di olio evo (ma forse ce ne vorrebbe un pochino in più)

15 gr di lievito di birra fresco

1 albume

2 cucchiaini di sale

2 cucchiaini di zucchero

in aggiunta:

un tuorlo ed un po’ di latte per pennellare i Katmer

40 gr di burro fuso e raffreddato (per “i giri”)

PROCEDIMENTO

Preparate la pasta base impastando tutti gli ingredienti (tranne quelli sotto la voce: “in aggiunta”) avendo la semplice accortezza di non mettere subito il sale, per non inibire l’azione del lievito, aggiungendolo quando gli ingredienti saranno già amalgamati. Lasciate lievitare fino al raddoppio. Dividete l’impasto in otto palline uguali da 110 gr ca e lasciatele riposare per una mezz’ora. Stendete ogni pallina formando otto cerchi, tutti più o meno della stessa grandezza: circa 20 cm di diametro. Pennellate ogni cerchio col burro fuso e, man mano che fate questa operazione, impilate le sfoglie di pasta. Otterrete, così, una torretta a otto strati.

a sinistra vedete "la torretta" in costruzione, a destra dopo l'ultima pennellata di burro

Imburrate anche l’ultimo strato, girate la torretta sotto sopra, imburrate anche questa superficie ed incominciate a spianare la pasta.

Girate e rigirate la torretta stendendo fino ad ottenere un cerchio del diametro di almeno 50 cm.

guardate sui bordi le sfoglie: sembrano formare cerchi concentrici

Se la pasta si appiccica al matterello, aiutatevi con un po’ di burro e NON con la farina! A questo punto dividete il vostro bel cerchione in sedici triangoli: con un taglio a croce otterrete i primi quattro;  dividete ogni quarto in due e ne otterrete otto; infine ogni ottavo diviso in due darà luogo ai sedici che volevamo ottenere.

Se non volete aggiungere alcun ripieno, avvolgete ogni triangolo partendo dalla base ed adagiateli in una teglia avendo cura di far capitare l’apice del triangolo sotto per evitare lo srotolamento della pasta del nostro panino/cornetto; se invece volete riempirli, adagiate un cucchiaino di ripieno alla base del triangolo e procedete ad arrotolare.

Lasciate lievitare ancora un paio di ore, pennellate con il tuorlo ed il latte mixati

ed infornate a 200° per una mezz’ora (i miei dopo 20′ erano già cotti).


Per i ripieni Fausta ha usato:

– robiola (condita con olio, sale e pepe), pomodoro, pesto di rucola (o alla genovese) e pinoli tostati

– robiola, bresaola, rucola e crema di aceto balsamico

– scamorza, fave e salame piccante

– crema (ricotta e yogurt greco), fragole e miele

– crema alla nocciola e cioccolato, composta di pesche e pistacchi

Io avevo in casa: salame, formaggio, prosciutto crudo, rucola e pomodorini datterini….. ed è stato un successone!!

 

come potete vedere dalla sequenza fotografica, i panini mi venivano "sottratti" senza neppure darmi il tempo di fotografarli

Perle di saggezza partenopea: “L’arte ‘e tata è meza mparata” ossia “L’arte dei padri è metà imparata”. Il proverbio vuole dirci che è vantaggioso seguire le orme paterne.

 

PostHeaderIcon Paella Valenciana

Paella Valenciana

Non so se questa sia la vera ricetta della paella di Valencia, l’ho vista fare in tv da un anziano ristoratore valenciano durante un vaggio di una nota attrice americana che è amante del luogo e della paella.

INGREDIENTI per 5-6 persone (max)

250 g di riso arborio (ma ci vorrebbe l’arroz)

5-6 scampi medi

1 bella seppia grossa in pezzi non troppo piccoli

2,5 lt di brodo di pesce

10 vongole

250 g di coda di rospo (rana pescatrice) in pezzetti

2 bustine di zafferano

1 cipolla bianca media

qualche cucchiaio di passata di pomodoro

2 cucchiai di paprika dolce (ci vorrebbe quella affumicata)

PROCEDIMENTO

Occorrerebbe possedere la tipica pentola, la “paella”: la padella da cui prende il nome la stessa ed anche il noto piatto spagnolo. Non avendola mi sono dovuta arrangiare con una padella capiente da circa 30 cm di diametro.

come potete vedere ho usato i fasolari al posto delle vongole e tagliato la seppia a pezzi non troppo piccoli

Mettete una discreta quantità di olio evo (dovete quasi coprire il fondo) nella padella e fatelo scaldare bene. Aggiungete gli scampi e fateli scottare un attimo (non dovete cuocerli) in modo da insaporire l’olio e poi metteteli da parte.

Aggiungete una grossa manciata di cipolla tritata al centro della padella e salate un pochino. Aggiungete la seppia in pezzi e poi la passata di pomodoro (tutte le aggiunte che fate dovete adagiarle al centro della padella).

A questo punto, il maestro zen ha aggiunto zafferano e sale pestato nel mortaio, io invece ho aggiunto due bustine di zafferano rosso ed un pochino di sale.

Aggiungete anche 2 cucchiai di paprika dolce ed il brodo di pesce (nella padella per la paella il brodo la riempiva fino ad un dito dal bordo) e lasciate bollire per circa 25′. Assaggiate com’è di sale: dovrà essere saporito ma senza esagerare. A questo punto unire il riso e dopo poco anche la coda di rospo, spargendola qui e là nella pentola, e le vongole. Non dovete assolutamente girare il riso e, quasi a cottura ultimata adagiate anche gli scampi che avevate messo da parte.

Tutta la cottura deve essere a fuoco abbastanza forte, solamente verso la fine dovete abbassare la fiamma. Per ottenere una cottura uniforme ho utilizzato uno spargifiamma. Lo chef ha poi adagiato la pentola al centro della tavola ed ha evidenzato che la paella deve essere mangiata direttamente dalla pentola e non deve essere servita nei piatti.

Cosa dire…… sarà che sò micio….. ma mi sono proprio leccata i baffi!! Buon appetito……..

Hanno detto di Napoli: “Quando io vorrei esprimermi a parole, appaiono soltanto immagini davanti ai miei occhi: il bellissimo paesaggio il mare libero, le isole scintillanti, la montagna ruggente: mi manca la capacità di descrivere tutto ciò. Napoli è un Paradiso, tutti ci vivono in una specie di inebriata dimenticanza di sé; [..] ed é per me una strana esperienza quella di trovarmi con gente che non pensa ad altro che godere. “(Johann Wolfgang Goethe)

PostHeaderIcon Pain d’epices alle due ricotte in 15′

Pain d'epices alle due ricotte in 15'

Il pain d’epices è squisito sia per lacolazione che per la merenda ma, cosa fare quando non è più fresco? Provate a fare questo dolce veloce alle due ricotte…. sarà una sorpresa!! Prima di tutto però…… cuciniamo il pain d’epieces, ok??

Ingredienti  per il pain d’epices:

150 g di farina di segale
200 g di farina bianca
70 g di zucchero di canna
150 g di miele d’acacia
150 g di acqua (o latte)
1 bustina di lievito senza vanillina
3 cucchiaini di spezie miste (cannella, zenzero, noce moscata, chiodi di garofano)
sale.

PROCEDIMENTO

Setacciare le due farine con le spezie. Unire il sale, lo zucchero ed il lievito.
Sciogliere il miele nell’acqua (o nel latte) calda ed unire alle farine impastando con le fruste a velocità moderata. Versare il composto in uno stampo da plum cake ed infornare a 200° per circa 10 minuti poi abbassare la temperatura a 180° e cuocere altri 40 minuti circa.


INGREDIENTI PER IL DOLCE (PER 4 PERSONE):

250 gr di ricotta vaccina, 30 gr di zucchero semolato, 20 gr di cioccolato fondente, 12 fette di pain d’épice, 1 arancia, zucchero a velo.

PROCEDIMENTO

Grattuggiate la buccia dell’arancia e ricavatene il succo. Mischiate la ricotta con lo zucchero e dividetelo in due terrine. Lavoratene una metà con il cioccolato grattuggiato e l’altra con la buccia di arancia.

Pennellate velocemente il pain d’épices con il succo d’arancia e spalmate quattro fette con la ricotta al ciocco e quattro con la ricotta all’arancia. Montate quattro dolcetti-panino sovrapponendo tre fette di pane alternate con i due tipi di crema alla ricotta preparati.  Spolverizzate di zucchero a velo.

Note: vi consiglio di affettare il pain dìepices più sottilmente di come abbia fatto io per ottenere un dolce più “delicato”.

Curiosità partenopee: ” ‘A pasta e fasule c’ ‘a munnezzaglia”
E’ l’antica pasta e fagioli del popolo povero. Anticamente la pasta era tenuta in cartoni e la “monnezzaglia” era il raccogliticcio… il fondo confuso di tutte le misure e grossezze di pasta… Questo rimasuglio, scuro, di tutti i cartoni di pasta, poteva essere acquistato a pochi soldi dai meno abbienti e da questi fu efficacemente battezzata, appunto, monnezzaglia (parola derivante da “monnezza” = immondizia…. qualcosa, insomma, da buttare). Oggi questa “nobile monnezza” è stata sostituita dalla pasta mischiata…. molto più raffinata ma….. evidentemente anche molto più cara. Avete fatto caso che tutti i cibi poveri dell’antichità oggi costano un occhio della testa?
Torniamo all’ antica ricetta:
Si pongono i fagioli cannellini, che saranno stati già molte ore a bagno per ammorbidirsi in molta acqua, con aglio, del sedano a pezzi, del prezzemolo, del sale e dei pomodorini tagliati. A mezza cottura si aggiunge la pasta “Munnezzaglia” (la plebe napoletana usa questo tipo di pasta che è composta da frammenti di differenti qualità di pasta e perciò più economica). Si condisce con una certa quantità di olio. Ne viene fuori una minestra densa. Si aggiunge pepe nero macinato e, nel piatto, un po’ d’olio crudo. I vecchi popolani d’ una volta, solevano mangiare questa minestra non con il cucchiaio ma usando al posto di questa posata delle sfoglie di grosse cipolle secche che venivano, ovviamente, sgranocchiate insieme al loro contenuto.

PostHeaderIcon La musaka

La musaka

Che cos’è la musaka? E’ un piatto greco, non di rapidissima realizzazione, simile alla nostra parmigiana e che io adoro tanto quanto la Grecia stessa. Riuscire a mangiare una musaka fatta “come Dio comanda” non è cosa semplice, neppure in Grecia!! Ho dovuto perciò darmi un gran da fare, nel corso degli anni ho studiato, sperimentato, assaggiato……….. fino a quando un giorno, eureka!! Leggi il resto di questo articolo »

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Questo blog di cucina nasce dalla mia passione per essa, dall’esigenza di mettere in ordine nel mio “bagaglio” ricette e….. perchè no, dalla speranza che qualcuno, nello sfogliare queste pagine, smetta di digiunare e cominci ad aver voglia di assaggiare…….. sentire i profumi…. aver voglia di provare……anche soltanto di cucinare per chi amiamo. A questo scopo, nelle ricette del mio blog, troverete risposta a molte di quelle domande che spesso ci poniamo quando ci adoperiamo in cucina, soprattutto agli inizi. Il cibo ci fa star bene, ci fa socializzare: cosa c’è di più bello del riunirsi attorno ad un tavolo con amici o parenti, magari con un buon bicchierozzo di vino, e deliziarsi con cibi genuini godendo della compagnia di chi ci vuol bene?.. E’ un vero e proprio toccasana per il fisico e lo spirito!! Ricordiamoci però che “in medio stat virtus”, perciò NON esageriamo altrimenti, parafrasando una ben nota pubblicità, diventeremo “tutta ciccia e brufoli”…. OK??? Ora, visto che la mia vita è “un’altalena” in tutti i sensi, le ricette che vi proporrò saranno le più disparate e seguiranno l’andamento incostante dei miei stati d’animo: essendo una donna che lavora, cucino spesso piatti veloci ma, quando ho tempo mi dedico alla preparazione di piatti tipici della mia regione (e non solo); a volte mi capita di prediligere la cucina “sana” ma poi ho anche voglia di coccolarmi cucinando piatti che soddisfino il “palato” e che fanno tanto bene al “cuore”; adoro avere sempre qualcosa di buono, confezionato da me, per la colazione e la merenda di tutta la famiglia…. naturalmente anche questo tipo di preparazioni risentono del mio “status”. Una costante nella mia vita però c’è……. L’AMORE PER MIO FIGLIO!!..... è, e sarà sempre, la cosa più bella di tutta la mia vita!!!!! Non da ultima, infine, la passione per la mia bella Napoli, per la nostra meravigliosa Italia e per il mare; al riguardo, tempo permettendo, pubblicherò nel mio blog: foto, aneddoti, curiosità e tanto altro.
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