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Tajine di agnello e pane azzimo

La tajine è una particolare pentola realizzata in ceramica, proveniente dai paesi del Sud del Mediterraneo (Marocco, Tunisia, …) e divisa in due parti: la scodella sotto dove riporre le pietanza e il coperchio a cono, che grazie alla sua forma facilita la discesa della condensa verso il basso. Grazie a questo sistema, l’aroma di un cibo viene potenziato al massimo e riesce a conferire al piatto un gusto decisamente più intenso.

Personalmente non posseggo questa pentola ma spero di riuscire a comperarla a Natale, quando mi recherò in Egitto. I tempi di cottura, con questa pentola, sono molto lunghi perché il livello della fiamma deve essere molto molto basso: la tajine dovrebbe essere usata sulle braci. Il migliore risultato, dunque, che potete ottenere da questa pentola, è la cottura in umido, ma non disdegnerei di cucinarvi anche un bel cous cous oppure della fregola.

Ciò detto, per chi non possedesse una tajine, per la cottura di questa pietanza consiglio di utilizzare una casseruola con i bordi alti e possibilmente in coccio.

 

INGREDIENTI per 3 persone

1 Kg. di agnello in pezzi

1 grossa cipolla bianca

1 spicchio di aglio

olio e sale q.b.

una spruzzatina di cannella

cumino q.b. (oppure pochissimo finocchietto)

1 rametto di rosmarino

120 g di prugne secche denocciolate

1 cucchiaio di miele

50 g di mandorle ridotte in filetti

 

PROCEDIMENTO

Tostate le mandorle: vi serviranno per guarnire i singoli piatti.

Rosolate l’aglio e la cipolla affettata con un filo di olio e poi rosolatevi anche i pezzi di agnello fino a quando prenderanno un po’ di colore.

Aggiungete il sale, il rosmarino, il cumino, un pizzico di cannella, le prugne ed una tazza scarsa di acqua calda. 

Riportate a bollore, coprite e lasciate cuocere, a fuoco lento, per circa 1,5 ore. Sorvegliate continuamente la cottura, per aggiungere acqua bollente e/o sale all’occorrenza, tenendo presente che il sughetto alla fine dovrà risultare denso e non liquido.

A fine cottura, lasciate colare il miele da un cucchiaio cospargendolo su tutti i pezzi di carne e servite guarnendo con le mandorle in scaglie, già tostate.

 

PREPARIAMO IL PANE AZZIMO

per gustare appieno questo piatto, vi consiglio di accompagnarlo con del pane azzimo, peraltro molto semplice da preparare, che vi consentirà di assaporare piccole quantità del cremoso intingolo assieme alla squisitissima carne.

Il pane azzimo è il primo pane che l’uomo abbia mai consumato ed è il pane che gli Ebrei prepararono in fretta, nel fuggire dalla schiavitù in Egizia. E’ quindi un pane senza lievito che si prepara molto velocemente e che, per la sua concentrazione di farina, non è da considerarsi meno calorico rispetto al pane comune. 
Impastate in una ciotola (oppure in una planetaria), un cucchiaino scarso di sale e 250 g di farina con tanta acqua tiepida quanta ne servirà per ottenere un impasto molto morbido ed elastico ma non troppo appiccicoso. 

Dividete l’impasto in 6 parti e stendetelo, abbastanza sottilmente, su di un piano oliato, in modo tale da ungerlo leggermente da entrambi i lati.

Scaldate molto bene una padella antiaderente e cuocete il vostro pane azzimo, da entrambi i lati, fino a quando non si presenterà un pochino abbrustolito.

Note: se vi fa piacere preparate questa salsina da stendere sul pane azzimo. Grattugiate mezzo cetriolo, strizzatelo e mescolatelo con uno yogurt bianco ed un pizzico di sale.

PostHeaderIcon La paella 2 – la vendetta – (tempo di preparazione 40′ ca)

La paella 2 - la vendetta - (tempo di preparazione 40' ca)

In questa foto mancano le cozze, ed il colore del riso non è abbastanza arancione, ma se avessi voluto aspettare di fare la foto perfetta, probabilmente non sarei riuscita a postare più. Come potete vedere, è stata servita nella classica paellera, così come vuole la tradizione spagnola.

                                   La prima ricetta della paella che vi ho postato potete trovarla qui; quale sia la migliore, a voi giudicarlo.       

La ricetta che vi propongo oggi, la posseggo da tantissimo tempo. Ero in viaggio ad Ibiza ed il cuoco cucinava praticamente un giorno sì e l’altro no questa magnifica paella, la cui ricetta, ci disse, gli fu data da un cuoco spagnolo. Un giorno ci organizzò fuori al ristorante e, munito di apposita “paella” (la padella dove si cuoce il riso) e di tutto il resto ci mostrò come si cucina. Oggi condividerò con voi ‘sta squisitezza spagnola Drag and drop me

 

Ingredienti per 6 persone

400 g di gamberi medi oppure 1 gamberone (o mazzancolla) a testa

chele di granchio

3 polpi piccoli

1 seppia di media grandezza a pezzetti

15 cozze

200 gr di vongole

150 g di maiale, 150 g di vitello , 1 coscia di pollo spellata e dissossata (tutto a pezzetti)

400 g di riso per paella o comunque con chicco tondo

1 l di brodo di pesce

1 cipolla bianca media

2 pomodori maturi (oppure un bel cucchiaione di passata)

1 peperone giallo piccolo

1 peperone rosso piccolo

zafferano

pimenton (credo sia paprika dolce affumicata)

aglio

olio evo

prezzemolo

3 limoni

 

PROCEDIMENTO

 Prima di cominciare preparatevi una sorta di salsetta, abbastanza liquida ed aromatica, con l’olio, il prezzemolo e l’aglio tritato. In una bella paella (potete sostituirla con una padella grande avendo cura di utilizzare uno spargifiamma)

Questa foto l'ho fatta quando non possedevo ancora l'apposita "paella"

soffriggete i crostacei per 2′-3′ in abbondante olio e poi sollevateli dalla padella. Aggiungete la cipolla tritata al centro e cospargete con un po’ di sale. Aggiungete la seppia, la carne ed i peperoni e lasciate cuocere per per 4′ – 5′. Aggiungete anche le chele di granchio ed i polpetti e  cuocete altri 4′. Aggiungete il pomodoro ed i peperoni e lasciate andare altri 2′-3′. Mescolate il tutto e cuocete altri 5′. Distribuite il riso a pioggia spargendolo sul tutto ed aggiungete 2 cucchiai di pimenton e 2 bustine di zafferano e girare per un paio di minuti (la colorazione dovrà risultare arancione). Aggiungete brodo quasi a coprire, aumentate il fuoco e NON GIRATE PIU’. Il composto dovrà però bollire, saggiate com’è di sale: dovrà essere saporito ma senza esagerare. Riunite i gamberi nella padella ed aggiungete anche le vongole spargendole sul tutto (ricordate che non dovete girare il riso, ma dovete aggiungere il brodo all’occorrenza – è consentito scuotere la padella- il composto deve bollire quasi coperto dal brodo). Saggiate di nuovo per valutare eventuali aggiunte di sale che andranno operate insieme all’aggiunta di brodo (che non dovete mai dimenticare di aggiungere poco per volta) per far sì che si sciolga uniformemente. A questo punto saranno passati circa 10′ dall’aggiunta del riso, è il momento di inserire le cozze: dovrete infilarle in verticalmente nel riso, con il taglio verso il fondo della pentola. Spargete diverse cucchiaiate della salsetta preparata in premessa, tagliate i limoni a quarti ed infilate anch’essi verticalmente nel riso senza eliminare la scorza. Spegnete il fuoco e coprite la pentola con un panno pulito per pochi minuti prima di servire.

Perle di saggezza parteopea: Bettina, dopp’ trent’anni e mestiere se n’ascette con onore e stima.
Bettina, dopo trent’anni di mestiere se ne uscì con onore e stima. Si da della Bettina (prostituta che dopo anni di onorata carriera si spaccia per santarellina) a qualcuno che palesemente nega di aver fatto qualcosa o contraddice opinioni da se stesso espresse. Insomma, a chi rigira la frittata nel piatto!

PostHeaderIcon Riso alla cantonese

Riso alla cantonese

Non so se questa sia la ricetta esatta, ma io l’ho sempre cucinata così e devo dire che riscuote un discreto successo. Per quel che mi riguarda, adoro questo piatto per le mille qualità: è rapido, di effetto, piuttosto light ma vitaminico e sfizioso (e si sà che la “sfiziosità”, per un napoletano, è la base! ;-) ).

INGREDIENTI per 6 persone:

350 gr di riso basmati (oppure integrale)

2 carote (tagliate alla julienne)

1 cipolla medio-piccola

250 g di pisellini (già lessati in acqua e sale o brodo)

250 g di gamberetti sgusciati

2 uova

PROCEDIMENTO

Lessate il riso. Preparate una frittatina con le uova. Scaldate in una wok 2 cucchiai di olio, soffriggete la cipolla tritata, aggiungete le carote tagliate alla julienne e saltatele per 2′/3′. Eliminate le carote dalla padella ed adagiatele in un piatto. Aggiungete nella wok i gamberetti sgusciati, un goccio di olio ed i pisellini. Aggiungete il riso, le carote che avevate lasciato da parte e la frittatina tagliata a striscioline.

Condite con salsa di soia oppure con una salsa preparata come segue: in un padellino versate un cucchiaio di zucchero, sfumatelo con l’aceto ed aggiungete un po’ di passata di pomodoro e pepe cinese.

Note: Bevete un vino bianco Sovignon dell’Alto Adige

P.S.: il vero riso alla cantonese prevede l’uovo strapazzato ed il prosciutto cotto a dadini (125 gr) al posto dei gamberetti, provatelo anche così ;-)

Perle di saggezza partenopea: “Si vuo’ campà libbero e biato”: meglio sulo ca male accumpagnato.
Ad litteram: Se vuoi vivere libero e beato: meglio solo che male accompagnato Il proverbio in epigrafe, in fondo traduce l’adagio latino: beata solitudo, oh sola beatitudo.

PostHeaderIcon Katmer Pogaça: cose turche!!

Katmer Pogaça: cose turche!!

Questa ricetta l’ho trovata nel blog “caffè col cioccolato” ed è stata una sorpresa, in positivo, in tutti i sensi. Il risultato è un “panino” sfogliato (tipo croissant) dal sapore neutro che ben si adatta ad essere farcito col dolce e col salato.

Fausta, la detentrice del blog di cui sopra, sottolinea di avere trovata, a sua volta,  la ricetta nel blog  “La Mercante di spezie”, di aver apportato piccole modifiche, di aver letto nel blog che può essere utilizzata anche per ottenere la pasta fillo e che è una pasta che si presta alla congelazione sia ante che post cottura.

Ieri mio figlio, con quella sua vocetta un po’ mielosa di quando vuole chiedermi qualcosa di “impiccioso”, mi chiede: “mà…… questa sera c’è la partita del Napoli, mi prepari le chips e qualcosa di sfizioso da mangiare davanti alla T.V.?…. “. Core ‘e mammà… ma cerrrrrrto, e che ci vuole!! E così, tra una lavatrice, la spesa, la cucina e quant’altro, mi vengono in mente questi deliziosi “panini” turchi che vi consiglio di provare immantinente. Vi riporto qui di seguito la ricetta scopiazzata dal blog “caffè col cioccolato“.

INGREDIENTI

1/2 Kg di farina manitoba

200 gr di latte (io ho dovuto metterne un po’ di più)

60 gr di olio evo (ma forse ce ne vorrebbe un pochino in più)

15 gr di lievito di birra fresco

1 albume

2 cucchiaini di sale

2 cucchiaini di zucchero

in aggiunta:

un tuorlo ed un po’ di latte per pennellare i Katmer

40 gr di burro fuso e raffreddato (per “i giri”)

PROCEDIMENTO

Preparate la pasta base impastando tutti gli ingredienti (tranne quelli sotto la voce: “in aggiunta”) avendo la semplice accortezza di non mettere subito il sale, per non inibire l’azione del lievito, aggiungendolo quando gli ingredienti saranno già amalgamati. Lasciate lievitare fino al raddoppio. Dividete l’impasto in otto palline uguali da 110 gr ca e lasciatele riposare per una mezz’ora. Stendete ogni pallina formando otto cerchi, tutti più o meno della stessa grandezza: circa 20 cm di diametro. Pennellate ogni cerchio col burro fuso e, man mano che fate questa operazione, impilate le sfoglie di pasta. Otterrete, così, una torretta a otto strati.

a sinistra vedete "la torretta" in costruzione, a destra dopo l'ultima pennellata di burro

Imburrate anche l’ultimo strato, girate la torretta sotto sopra, imburrate anche questa superficie ed incominciate a spianare la pasta.

Girate e rigirate la torretta stendendo fino ad ottenere un cerchio del diametro di almeno 50 cm.

guardate sui bordi le sfoglie: sembrano formare cerchi concentrici

Se la pasta si appiccica al matterello, aiutatevi con un po’ di burro e NON con la farina! A questo punto dividete il vostro bel cerchione in sedici triangoli: con un taglio a croce otterrete i primi quattro;  dividete ogni quarto in due e ne otterrete otto; infine ogni ottavo diviso in due darà luogo ai sedici che volevamo ottenere.

Se non volete aggiungere alcun ripieno, avvolgete ogni triangolo partendo dalla base ed adagiateli in una teglia avendo cura di far capitare l’apice del triangolo sotto per evitare lo srotolamento della pasta del nostro panino/cornetto; se invece volete riempirli, adagiate un cucchiaino di ripieno alla base del triangolo e procedete ad arrotolare.

Lasciate lievitare ancora un paio di ore, pennellate con il tuorlo ed il latte mixati

ed infornate a 200° per una mezz’ora (i miei dopo 20′ erano già cotti).


Per i ripieni Fausta ha usato:

- robiola (condita con olio, sale e pepe), pomodoro, pesto di rucola (o alla genovese) e pinoli tostati

- robiola, bresaola, rucola e crema di aceto balsamico

- scamorza, fave e salame piccante

- crema (ricotta e yogurt greco), fragole e miele

- crema alla nocciola e cioccolato, composta di pesche e pistacchi

Io avevo in casa: salame, formaggio, prosciutto crudo, rucola e pomodorini datterini….. ed è stato un successone!!

 

come potete vedere dalla sequenza fotografica, i panini mi venivano "sottratti" senza neppure darmi il tempo di fotografarli

Perle di saggezza partenopea: “L’arte ‘e tata è meza mparata” ossia “L’arte dei padri è metà imparata”. Il proverbio vuole dirci che è vantaggioso seguire le orme paterne.

 

Ciao micilli!!
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Questo blog di cucina nasce dalla mia passione per essa, dall’esigenza di mettere in ordine nel mio “bagaglio” ricette e….. perchè no, dalla speranza che qualcuno, nello sfogliare queste pagine, smetta di digiunare e cominci ad aver voglia di assaggiare…….. sentire i profumi…. aver voglia di provare……anche soltanto di cucinare per chi amiamo. A questo scopo, nelle ricette del mio blog, troverete risposta a molte di quelle domande che spesso ci poniamo quando ci adoperiamo in cucina, soprattutto agli inizi. Il cibo ci fa star bene, ci fa socializzare: cosa c’è di più bello del riunirsi attorno ad un tavolo con amici o parenti, magari con un buon bicchierozzo di vino, e deliziarsi con cibi genuini godendo della compagnia di chi ci vuol bene?.. E’ un vero e proprio toccasana per il fisico e lo spirito!! Ricordiamoci però che “in medio stat virtus”, perciò NON esageriamo altrimenti, parafrasando una ben nota pubblicità, diventeremo “tutta ciccia e brufoli”…. OK??? Ora, visto che la mia vita è “un’altalena” in tutti i sensi, le ricette che vi proporrò saranno le più disparate e seguiranno l’andamento incostante dei miei stati d’animo: essendo una donna che lavora, cucino spesso piatti veloci ma, quando ho tempo mi dedico alla preparazione di piatti tipici della mia regione (e non solo); a volte mi capita di prediligere la cucina “sana” ma poi ho anche voglia di coccolarmi cucinando piatti che soddisfino il “palato” e che fanno tanto bene al “cuore”; adoro avere sempre qualcosa di buono, confezionato da me, per la colazione e la merenda di tutta la famiglia…. naturalmente anche questo tipo di preparazioni risentono del mio “status”. Una costante nella mia vita però c’è……. L’AMORE PER MIO FIGLIO!!..... è, e sarà sempre, la cosa più bella di tutta la mia vita!!!!! Non da ultima, infine, la passione per la mia bella Napoli, per la nostra meravigliosa Italia e per il mare; al riguardo, tempo permettendo, pubblicherò nel mio blog: foto, aneddoti, curiosità e tanto altro.
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