Archivi per la categoria ‘buono a sapersi’

PostHeaderIcon Radicchio arrosto: alla brace, alla griglia, alla piastra o al forno…. a voi la scelta!!

Radicchio arrosto: alla brace, alla griglia, alla piastra o al forno.... a voi la scelta!!

Il consumo regolare, crudo o cotto, delle foglie o delle radici di questo ortaggio, produce effetti benefici sul nostro organismo: è depurativo; è consigliato in caso di stitichezza; grazie all’elevato contenuto di vitamina A, vitamina C e  ferro, facilita la digestione e la funzione epatica, oltre a stimolare la secrezione biliare; è ottimo anche in caso di diabete, obesità ed insonnia; è particolarmente indicato a chi ha problemi di pelle, di artrite e di reumatismi. Il suo succo, infine, viene utilizzato in cosmesi per produrre preparati per la pelle irritata.

Acquisto, conservazione e pulitura

Quando si acquista il radicchio, è molto importante che le foglie non siano appassite o troppo bagnate: il contenuto vitaminico dipende dalla freschezza del prodotto. Le foglie non devono essere troppo scure e macchiate; il cespo deve presentarsi leggermente aperto.  Una volta acquistato potete conservarlo in frigorifero, anche per una settimana,  chiuso in un sacchetto di plastica o avvolto in un telo da cucina, nello scomparto della verdura. Se la parte esterna del cespo risultasse leggermente appassita, occorrerà eliminarla insieme alla base altrimenti il radicchio potrebbe risultare molto amaro.
Per pulire il radicchio, è preferibile tagliare i cespi a metà ed allargare leggermente le foglie per far penetrare l’acqua corrente tra le foglie.
Suggerimenti: per smorzare il sapore amaro, mettete a bagno nell’acqua, il cespo intero o tagliato, per due-tre ore prima della consumazione.

Il radicchio può essere di due tipi : precoce e tardivo.

Il radicchio precoce  ha le foglie lunghe e larghe, è più economico e compare sul mercato dall’inizio dell’autunno fino alla primavera; il caratteristico sapore amarognolo, lo rende adatto alle insalate miste: abbinatelo, ad esempio, con ingredienti dolci, quali le carote grattugiate ed il di miele di acacia. 

Il radicchio tardivo, invece, ha foglie sottili che si arricciano un po’ sulla punta e compare sul mercato dopo le gelate invernali restandovi finché il freddo è intenso (da dicembre a febbraio); di solito la radice è ben visibile ed il cespo non è molto compatto. Il sapore è più dolce, rispetto a quello del radicchio precoce, pur mantenendo un po’ di sentore amarogonolo; la foglia risulta  essere più croccante.

Causa la difficoltà di coltivazione, che richiede molto spazio e lavoro manuale, il costo del radicchio tardivo è “abbastanza elevato”: dopo l’acquisto, conservatelo in frigo coperto con la carta per evitare che l’umidità rovini le foglie. Al momento dell’utilizzo, non eliminate completamente la radice: pulitela, riducetela ed utilizzatela soprattutto a crudo: conferirà un gradevole ed inaspettato gusto di nocciola ai vostri piatti.

Ciò detto, passiamo alla nostra facile, veloce e prelibata ricetta.

Lavate il radicchio sotto l’acqua corrente ed asciugatelo tamponando con carta da cucina. 

Scaldate la piastra, la griglia o il forno e, nel frattempo, tagliate i cespi di radicchio a metà oppure a quarti a seconda della grandezza.

Condite pennellando leggermente con una emulsione di sale, olio e pepe ogni singolo pezzo, avendo cura di insistere un po’ di più sulle punte. Cuocete per circa 10′  rigirando spesso per evitare che le foglie esterne secchino troppo: la cottura sarà ultimata quando le costole saranno morbide e brunite, ma non bruciate.

Disponete i pezzi di radicchio su di un piatto di portate, pennellate ancora di olio e lasciate  insaporire prima di servire.
Note: per un condimento diverso, provate questo: olio, pochissimo aglio tritato molto finemente, aceto di lamponi, sale e pepe.

PostHeaderIcon Uova: cottura curiosità e ricettina per una frittata ricca di verdure e non calorica

Quali sono i benefici e i limiti dal punto di vista nutrizionale delle uova?

In primo luogo, via i miti: le uova non fanno male al fegato, né sono di per sé difficili da digerire anche se la formula più digeribile è alla coque.

Invece è certo che sono ricche di colesterolo (solo il rosso, il bianco è una proteina), quindi attenzione per chi ha questo problema.

Vero anche che, specie nei bambini, le uova sono causa abbastanza frequente di allergie.

Da sfatare il mito della “completezza” dell’uovo come alimento: è un’ottima fonte di proteine, ma non contiene né carboidrati né calcio.

Fornisce invece vitamina A, E e D.

La quantità consigliabile è di due uova fresche a settimana.

Curiosità: sapete come cuocere ad hoc un uovo sodo? 

Toglietelo dal frigo e portatelo a temperatura ambiente. Lavatelo bene, per evitare il passaggio all’interno di eventuali germi patogeni o altri elementi inquinanti presenti nel guscio.

Mettetelo in un tegamino piccolo con l’acqua a coprire ed un pizzico di sale (non farà spaccare il guscio)  e portate ad ebollizione con il fuoco molto basso ( il tegamino piccolo ed il fuoco basso eviteranno alle uova di muoversi durante la cottura e di sbattere rompendosi).

Spegnete ed incoperchiate subito lasciando raffreddare. Quando l’acqua sarà fredda (circa 15′), l’uovo sarà sodo. Se invece volete immergere l’uovo nel pentolino già bollente, abbiate cura di adoperare un cucchiaio o una schiumarola per non farlo impattare sul fondo del pentolino.

L’uovo alla coque cuoce in 4′ dall’ebollizione. Se vi piace il tuorlo morbido e poco rappreso, cuocetelo per 6′. Per un tuorlo maggiormente rappreso ma morbido (idoneo per la preparazione di piatti, com a d es. la lasagna), cuocetelo 8′.

Se lo volete sodo, cuocetelo per 10′ massimo. Raffreddatelo con l’acqua molto fredda e sbucciatelo quando sarà tiepido (per semplificare).

Sappiate, inoltre, che la difficoltà di sbucciatura dell’uovo è proporzionale alla sua freschezza.

Per controllare la freschezza dell’uovo fate così: immergetelo in un bicchiere d’acqua in cui avrete sciolto un cucchiaino di sale; se l’uovo è fresco lo vedrete depositarsi sul fondo. L’uovo fresco, una volta sgusciato, presenterà un albume così sodo che terrà in sospensione il tuorlo; se invece vedrete albume e uovo staccati, vorrà dire che l’uovo non è più fresco. Se state cercando di comperarlo fresco, avvicinatelo all’orecchio: scuotendolo non dovrà produrre alcun rumore.

Ecco una ricetta per un secondo semplice e salutare, dal contenuto calorico limitato (185 Kcal per porzione), ricco di verdure con apporto di sodio limitato ma discreto apporto vitaminico, in particolare della B9 (acido folico). Costo 83 centesimi a porzione 😉

FRITTATA CON VERDURE

INGREDIENTI per 4 persone:

6 uova

2 peperoni (rossi o gialli)

2 pomodori

2 zucchine

1 cipolla

1 cucchiaino di olio e.v.o.

prezzemolo, erba cipollina, sale e pepe q.b.

PROCEDIMENTO

Lavate il peperone ed eliminate i semi e filamenti bianchi, quindi tagliatelo a fettine. Lavate la zucchina e tagliatela a listarelle fini. Fate lo stesso con i pomodori e tritate la cipolla. In una terrina sbattete le uova col prezzemolo e l’erba cipollina tritata. Aggiungete sale e pepe.

In una padella antiaderente fate saltare i peperoni, la zucchina e la cipolla con poco olio. Dopo qualche minuto aggiungete i pomodori. Versate poi le uova e lasciate cuocere a fuoco medio.

A metà cottura girate la frittata. Fatela scivolare in un piatto e servitela calda.

Se non avete a disposizione tutte le verdure potete compensare aggiungendo della ricotta, senza aumentare di tanto le calorie 😉

PostHeaderIcon Tutto ciò che occorre conoscere per produrre un buon yogurt fatto in casa

Tutto ciò che occorre conoscere per produrre un buon yogurt fatto in casa

La prova cucchiaino…

Spero con questo articolo di sciogliere alcuni di quegli  interrogativi che ci attanagliano nella preparazione dello yogurt casalingo. Prima di trattare l’argomento, vorrei ricordarvi che lo yogurt apporta all’organismo vitamine essenziali e minerali, oltre che calcio e riboflavina (vitamina B2 essenziale per molte funzioni del metabolismo). Lo yogurt è inoltre una ricca fonte di proteine facilmente digeribili dal nostro intestino ed è quindi ottimo per bambini e adolescenti in fase di crescita nonché per gli sportivi. Le proteine contenute nello yogurt sono molto più digeribili di quelle contenute nel latte, perché trasformate dall’azione dei fermenti. Può essere assunto anche da chi è intollerante al lattosio. Per tali motivi  è adatto anche a chi ha problemi di digestione e di stomaco sensibile (anziani). E’ considerato un alimento significativo per la salute, in quanto sembra esplicare attività probiotica grazie alla presenza di microrganismi vivi e vitali in numero elevato, che possono contribuire a riequilibrare la microflora intestinale.

PRIMA DI COMICIARE: assicuratevi che tutti gli utensili siano ben puliti!!

PER CHI NON POSSIEDE UNA YOGURTIERA:

1) Metodo thermos

Scaldate 1 litro di latte (crudo, fresco oppure microfiltrato) fino ad inizio ebollizione (non fate bruciare il latte!). Lasciate raffreddare fino a 41°. Nel caso di latte UHT e latte più giorni (già pastorizzato a temperatura elevata) basterà scaldare fino a 41°. Se non possedete un termometro digitale oppure da cucina: per ottenere la temperatura desiderata, scaldate il latte dal frigorifero, per 4/5 minuti, nel forno a microonde (750W) mescolando a metà tempo.

Se non possedete il microonde, scaldate il latte dal figorifero per 5 min., mescolando, su di un fornello medio (dm 7 cm) a fuoco alto ed in una pentola dm 17 cm. (NON preoccupatevi, non occorre rispettare i tempi con precisione. Abbiate cura, però di non grattare il latte, che si attacca al fondo della pentola, mentre mescolate col cucchiaio).

Aggiungete i fermenti liofilizzati (si comprano in farmacia) e mescolate sino al completo scioglimento degli stessi nel latte.

Versate nel thermos e lasciate riposare per 5-8 ore. Scuotete delicatamente per rompere il coagulo e passate tutto al colino per lisciare.

Mettete lo yogurt in un contenitore ben chiuso e nel frigorifero sino al raffreddamento.

2) Metodo con yogurt-starter di Anice & Cannella

mettete 1 l di latte intero freschissimo in una pentola di acciaio e lasciate prendere il bollore su di un fuoco medio a temperatura molto bassa ed affiorare la panna che eliminerete con un cucchiaio. Coprite la pentola con un piatto a lasciate intiepidire sino a 38° – 40° (per accelerare il processo di raffreddamento potete immergere la pentola in un’altra più grande piena di acqua fredda). In un contenitore di plastica versate 2 cucchiai di yogurt bianco intero (lei utilizza il kyr oppure quello della coop; di mio posso dirvi che per la riuscita occorre uno yogurt che abbia un alto contenuto di fermenti vivi – in genere lactobacilli bulgarici. Inoltre lo starter deve avere una scadenza quanto più lontana è possibile affinché i fermenti siano vivi) ed aggiungete 5-6 cucchiai di latte filtrandolo da un colino. Mescolate bene per eliminare tutti i grumi, chiudete il contenitore ermeticamente ed avvolgetelo in una copertina di pile.  Accendete il forno al minimo, contate fino a 60 (1 minuto) e spegnetelo. Inserite il contenitore con lo yogurt avvolto nel pile a lasciatelo al calduccio per 6 ore, poi mettetelo in frigorifero. Se vi desse noia il latticello, potete scolarlo ma ricordate di non maneggiarlo con lo yogurt. Lo yogurt, così prodotto durerà 15 gg; ricordate di conservarne 2 cucchiaini per la nuova produzione.

SE POSSEDETE UNA YOGURTIERA:

1) Seguite il “metodo thermos”, descritto più sopra, ma invece di versare il latte nel thermos, usate la vostra yogurtiera seguendo le istruzioni dell’elettrodomestico.

2) Metodo a freddo con yogurt-starter

La mia amica Chabba mi ha insegnato a farlo così: posizionate  1/2 yogurt-starter (a temperatura ambiente) in un colino poggiato sopra ad un contenitore (lei utilizza un boccale) e versatevi sopra del latte UHT intero (a temperatura ambiente) piano piano come se voleste filtrarlo. Procedete come da istruzioni della vostra yogurtiera. Utilizzate 1/2 vasetto del vostro yogurt per produrne ancora dell’altro.

3) Il metodo migliore in assoluto

Yogurt e latte devono essere entrambi a temperatura ambiente.

Versate due cucchiaini di yogurt greco in ogni vasetto della yogurtiera, riempiteli con del latte UHT (a me viene bene anche con quello parzialmente scremato) e mescolate col cucchiaino (non preoccupatevi se restano grumi). Mettete i vasetti, senza i loro coperchietti, nella yogutiera e lasciateli al calduccio fino a quando il composto risulterà raddensato (circa  8-10 ore). Dopo circa 8 ore, togliete la spina alla yogurtiera,  alzate il coperchio (avendo cura di non far gocciolare la condensa nei vasetti) e controllate se il vostro yogurt è denso (vi basterà inclinare un vasetto). Se lo yogurt dovesse risultare ancora liquido, richiudete la yogurtiera, mettete la spina e lasciate andare ancora per un paio di ore.  Quando lo yogurt si presenterà bello compatto, lasciate raffreddare i vostri vasetti in un luogo tranquillo e, dopo mezz’ora avvitatevi i loro coperchietti sopra. Se i vasetti avranno raggiunto la temperatura ambiente, potete riporli in frigorifero ed attendere almeno 2 ore prima di gustare il vostro compatto e dolcissimo yogurt.

Ricordate di tenere da parte un vasetto del vostro yogurt per produrre quelli successivi (tante e tante volte ancora). Con l’ultimo vasetto del vostro yogurt andrete infatti a generare lo yogurt nuovo: questa volta vi basterà inserire un solo cucchiaino di yogurt per vasetto (il vostro yogurt conterrà, infatti, più fermenti rispetto a quello acquistato) e “vegliare” i tempi di raddensamento (da 6 a 12 ore).

Per far venire ancora meglio lo yogurt, togliete, alla madre, lo strato superficiale che è meno ricco di fermenti e poi procedete come illustrato sopra.

DOVETE SAPERE CHE:

Il latte intero produce uno yogurt più cremoso e gustoso, mentre quello prodotto con latte magro sarà meno denso.

Lo yogurt è pronto quando si sarà coagulato: avrà una consistenza tipo budino che perderà agitando il thermos oppure mescolandolo. Una volta filtrato nel colino e raffreddato in frigorifero (almeno 2 ore), assumerà una buona consistenza cremosa.

Il tempo di fermentazione dello yogurt varia dalle 5 alle 8 ore a seconda della temperatura di fermentazione e del tipo di latte utilizzato. Il tempo di fermentazione, inoltre, influirà sul grado di acidità dello yogurt: più si prolungherà oltre la coagulazione, maggiore sarà l’acidità (sarà bene, quindi, controllare).

La temperatura di fermentazione, inoltre, influisce sulla cremosità dello yogurt. La temperatura di partenza, può variare tra i 45° ed i 38°: la temperatura più alta produrrà uno yogurt leggermente più denso mentre quelle più basse yogurt più fluidi. Le temperature superiori ai 50° uccidono i fermenti, quelle al di sotto dei 36° non permettono il corretto sviluppo.

NON LASCIATE IL LATTE IN INCUBAZIONE SOPRA SUPERFICI CHE POSSONO VIBRARE COME FRIGORIFERI E LAVATRICI.

A questo punto, lo yogurt che avete prodotto sarà ricchissimo di fermenti lattici e potrà essere utilizzato per produrre altro yogurt: utilizzerete 3-4 cucchiai del vostro yogurt (preparato non più di 3 giorni prima) in luogo dei fermenti liofilizzati. La fermentazione, in questo caso, durerà un po’ meno: solo 3-5 ore. Questo procedimento potrà essere ripetuto fino a 6 volte!

SE LO YOGURT NON E’ RIUSCITO

LO YOGURT E’ INSODDISFACENTE: non l’avete lasciato in incubazione per il tempo necessario. Aumentate il tempo di maturazione finché non si forma il coagulo.

CATTIVA QUALITA’ DEL LATTE: il latte magro richiede più tempo per coagulare, quello intero produce uno yogurt più buono, cremoso e compatto. Il latte  usato conteneva antibiotici che hanno ucciso i fermenti.

LO YOGURT HA MOLTO SIERO E/O E’ TROPPO ACIDO: il tempo di maturazione è stato troppo lungo oppure non si sono mescolati bene i fermenti nel latte caldo.

LO YOGURT E’ POCO CREMOSO: la temperatura dell’ambiente era troppo bassa durante l’incubazione; avete utilizzato latte magro oppure il tempo di incubazione è stato troppo breve.

LO YOGURT E’ GRANULOSO, CON MOLTO SIERO E/O TROPPO ACDIDO: il tempo di maturazione è stato troppo lungo oppure non avete mescolato abbastanza i fermenti nel latte.

CALORIE

Potete consumare lo yogurt bianco oppure aggiungere marmellata, magari a basso contenuto di zuccheri, (10-15 gr per 100 gr di yogurt) ottenendo un prodotto con circa 90 kcal. Se lo si mescola con la frutta fresca sarà ancora meglio. Potete dolcificarlo col miele, fruttosio o sciroppo d’acero. Gli zuccheri totali non dovrebbero mai superare il 10%.

Come ottenere lo yogurt greco

Versate lo yogurt ottenuto, prima del passaggio in frigo, in uno straccio ben pulito e fatene un fagottino da appendere. Vedrete subito colare il siero: lasciate che coli per circa 8-10 ore (tutta la notte) fino ad eliminarlo del tutto (o quasi).

E se volessimo ottenere uno yogurt tipo muller?

Aggiungete 200 ml di panna fresca allo yogurt greco ottenuto ed amalgamate con cura utilizzando una frusta. L’aggiunta della panna serve anche per l’ottenimento della consistenza desiderata, perciò dovrete regolare la perdita di siero con l’aggiunta della panna: se lo yogurt avrà perso molto siero occorrerà più panna – vi consiglio, in questo caso, di lasciarlo colare soltanto per 6 ore. Se lo volete al caffè aggiungete anche 2 bustine di caffè solubile stemperato in una tazza con un po’ di latte e 2 cucchiai colmi di zucchero. Mettetelo in frigo per tutta la notte e poi…. pappatevelooooooooooo!!

CURIOSITA’ : COME FARE IL PHILADELPHIA HOME MADE

Mescolate 1/2 Kg di yogurt con un cucchiaino di sale, fino a scioglierlo completamente. Versate lo yogurt così ottenuto in uno straccio, fatene un fagotto ed appendetelo in modo tale che goccioli e perda il siero. Dopo 24 ore otterete il vosro formaggio. Tenete presente che con 250 g di yogurt otterrete 100 g di philadelphia   😉

PostHeaderIcon Polpo alla luciana e polpo affogato….. che piatto!!

Polpo alla luciana e polpo affogato..... che piatto!!

Il polpo (badate bene, NON POLIPO: che è un’altra cosa) è un animale marino molto magro e ipocalorico, saporito e saziante: scusate se è poco!!

I polpi possono essere: veraci, moscardini e sinischi. Il verace possiede tentacoli con due file di ventose e vive esclusivamente vicino agli scogli. I moscardini e i sinischi hanno tentacoli con una sola fila di ventose. I primi vivono tra gli scogli e la sabbia, i secondi solo nei fondali. I più saporiti sono, naturalmente, i veraci che hanno il caratteristico colore tendente al rosso: il colore è variopinto, marroncino o addirittura arancione se è freschissimo. Il moscardino ha un colore tra il rosso ed il beige; il sinisco è chiaro. Il polpo, inoltre deve essere lucido e non deve avere un odore troppo sgradevole (i polpi hanno sempre un odore sgradevole!). Oltre ad eliminare gli occhi e la bocca, procurate di eliminare la parte limacciosa (responsabile del cattivo odore); aiutatevi con acqua e sale, sciacquate e tirate bene. Fateli sgocciolare per bene!!

Il polpo alla luciana è un classico esempio di cucina partenopea:  ricca, salutare e…. saporita!! Il nome della ricetta deriva dai vecchi pescatori di “Santa Lucia”, il più antico borgo marinaro di Napoli, che erano abili nel cucinare ciò che pescavano in modo semplice e gustoso. Si tratta, infatti, di una ricetta molto semplice, dove la cosa più importante risulta essere la qualità della materia prima.

Anche se in origine il vero polpo alla luciana sembra fosse quello in bianco, lessato e condito come quello all’insalata, oggi si distingue tra polpo alla luciana e polpo affogato nella maniera che descriverò appresso. Per il polpo all’insalata cliccate qui (alla fin fine, se ben guardate, la vera differenza sta nella pezzatura dei cefalopodi e nella modalità di cottura, ma come sempre sono disponibile a qualsiasi critica, delucidazione e/o suggerimento).

LA RICETTA

1 Kg di polpi veraci (da 100 a 250 gr l’uno) – oppure moscardini novellini da 50 gr ca o addirittura da 30 gr ca (sono eccezionali, ma non potremo parlare di polipi alla Luciana….. è ‘nu purptiello affugato!).

 pomodori del piennolo oppure S. Marzano spellati e tagliati in pezzi (in quantità di 2/3 rispetto al peso dei polpi)

1 ciuffo di prezzemolo

2 spicchi di aglio

olive di Gaeta q.b.

capperi di pantelleria q.b.

1/2 bicchiere abbondante di olio e.v.o.

Riempite la testa di ogni polpo con un aglietto intero, prezzemolo, olive (se avete acquistato polipi veraci non snocciolate l’oliva, perché esso non ha bisogno di colore; il moscardino ed il sinisco si avvantaggeranno, invece, del colore che scaricherà l’oliva snocciolata) e capperi di Pantelleria (quelli piccoli). Cucinateli, possibilmente, in una teglia di terracotta con pomodorini del piennolo, pepe l’olio e.v.o. Il fuoco dovrà essere inizialmente medio e poi lento. La pentola dovrà essere coperta (la tradizione vorrebbe che fosse addirittura sigillata con la carta da cucina e legata con la corda)

e la cottura durare circa 3/4 d’ora. Il sughetto dovrà risultare comunque denso, scuro e lucido. Per cui togliete il coperchio, eliminate i polpetti e conservateli al caldo coperti, tirate ancora il sughetto, tenendolo d’occhio, per un’altra mezz’ora e poi riunitelo ai polpetti messi da parte.

E il sale? Il sale non dovrebbe essere necessario: il polpo a metà cottura perde la tipica mollezza e rilascia la sua acqua che è già sapida (da qui il detto napoletano riportato in calce all’articolo) .

La ricetta descritta è quella “verace”, quella cioè che prevede di cucinare tutto insieme. Infatti, nel poemetto gastronomico incompiuto del grandissimo Eduardo, si legge:

Si vuo’ fa’ nu cundimento
pe’ te fa’ nu vermiciello
cu nu zuco ‘e purpetiello,
te cunziglio cumm’ ‘i’ ‘a fa’.
Miette rint’ ‘o pignatiello
pummarole, ‘a lav’ ‘e ll’uoglio,
tutt’a cruro. Nu cummoglio,
fuoco lento e lass’ ‘o sta’.

Traduzione:

Se vuoi fare un condimento

per farti un vermicello

con il sugo di polipetto,

ti consiglio come devi fare.

Metti in un pignatiello (pentolino di coccio)

pomodori, aglio e olio,

tutto a crudo. Un coperchio

fuoco lento e lascialo stare.

Più comunemente si usa però cucinare ”  ‘O purpetillo affugato” (Il polpo affogato). Mentre il polpo alla luciana prevede le olive nere di Gaeta ed i capperi, nella ricetta dei polipetti affogati, come vedete qui in basso, essi non sono previsti; inoltre la pezzatura del polpo, come abbiamo visto in  premessa, è più piccina.

Ecco la ricetta.

In un tegame scaldate 4 cucchiai ca di olio evo, aggiungete un grosso spicchio di aglio ed un po’ di peperoncino piccante. Una volta dorato l’aglio, aggiungete i gambi del prezzemolo in pezzi e fate insaporire. Aggiungete i polipetti facendo sfrigolare e mescolando, per non far attaccare, sino a quando il polpo cambierà colore. Coprite, e quando il polpo comincerà a rilasciare il suo famoso liquido, aggiungete i pomodori pelati e tagliati in pezzi (saggiate com’è di sale). La pentola andrebbe sigillata come vi ho descritto nell’altra ricetta. Abbassate la fiamma e cuocete fino a quando il sugo assumerà la giusta colorazione e consistenza ( 3/4 – 1 ora). Verso fine cottura, aggiungete le foglie del prezzemolo tritate.

Un famoso detto napoletano dice: “O purpo se coce dint’alla’acqua soja” (“Il polpo si cuoce dentro alla sua stessa acqua” – Si dice di chi finirà col danneggiarsi da solo).
Ciao micilli!!
Seguimi
Categorie
followers
Pubblicità
Translate
Scambio Banner

Se vuoi scambiare con noi il tuo banner o il link al tuo sito, copia e incolla il codice sottostante.


Dimensioni px: 150 X 50

Seleziona codice
Consigliati per voi
Contatore

free counters

La mia email
miciovolante(at)hotmail(dot)it
Archivio mensile
Cerca
Mi trovate anche qui!
logo_onlinewine
I più cliccati
Partecipo anch’io
Ricette di cucina
Partecipo anch’io
Il perchè del blog
Questo blog di cucina nasce dalla mia passione per essa, dall’esigenza di mettere in ordine nel mio “bagaglio” ricette e….. perchè no, dalla speranza che qualcuno, nello sfogliare queste pagine, smetta di digiunare e cominci ad aver voglia di assaggiare…….. sentire i profumi…. aver voglia di provare……anche soltanto di cucinare per chi amiamo. A questo scopo, nelle ricette del mio blog, troverete risposta a molte di quelle domande che spesso ci poniamo quando ci adoperiamo in cucina, soprattutto agli inizi. Il cibo ci fa star bene, ci fa socializzare: cosa c’è di più bello del riunirsi attorno ad un tavolo con amici o parenti, magari con un buon bicchierozzo di vino, e deliziarsi con cibi genuini godendo della compagnia di chi ci vuol bene?.. E’ un vero e proprio toccasana per il fisico e lo spirito!! Ricordiamoci però che “in medio stat virtus”, perciò NON esageriamo altrimenti, parafrasando una ben nota pubblicità, diventeremo “tutta ciccia e brufoli”…. OK??? Ora, visto che la mia vita è “un’altalena” in tutti i sensi, le ricette che vi proporrò saranno le più disparate e seguiranno l’andamento incostante dei miei stati d’animo: essendo una donna che lavora, cucino spesso piatti veloci ma, quando ho tempo mi dedico alla preparazione di piatti tipici della mia regione (e non solo); a volte mi capita di prediligere la cucina “sana” ma poi ho anche voglia di coccolarmi cucinando piatti che soddisfino il “palato” e che fanno tanto bene al “cuore”; adoro avere sempre qualcosa di buono, confezionato da me, per la colazione e la merenda di tutta la famiglia…. naturalmente anche questo tipo di preparazioni risentono del mio “status”. Una costante nella mia vita però c’è……. L’AMORE PER MIO FIGLIO!!..... è, e sarà sempre, la cosa più bella di tutta la mia vita!!!!! Non da ultima, infine, la passione per la mia bella Napoli, per la nostra meravigliosa Italia e per il mare; al riguardo, tempo permettendo, pubblicherò nel mio blog: foto, aneddoti, curiosità e tanto altro.
Free Cat Walking MySpace Cursors at www.totallyfreecursors.com
GiornaleBlog Notizie Blog di Cucina
Aggregatore notizie RSS
Date un’occhiatina
Mi trovate anche qui:
Top Blogs di ricette