Archivi per la categoria ‘buono a sapersi’

PostHeaderIcon Caserecce alla “carbonara” di mascarpone

CASERECCE

INGREDIENTI

 

300 g di pasta tipo caserecce (oppure tagliatelle o farfalle anche all’uovo)

100 g di mascarpone

1 tuorlo d’uovo

sale, pepe e grana grattugiato q.b.

gherigli di noce a piacere (facoltativi)

 

PROCEDIMENTO

 

Mentre cuoce la pasta, mescolate in una zuppiera il mascarpone con il tuorlo sino ad ottenere un composto cremoso; insaporite con sale e pepe.

Quando la pasta sarà cotta, versatela ancora grondante nella zuppiera e mescolate rapidamente (se occorre aggiungete ancora un po’ d’acqua di cottura della pasta).

Servite la pasta caldissima, spolverizzata col grana e, se piace, con gherigli di noce tritati grossolanamente.

 

Curiosità: come si ottiene il mascarpone?  

Ho trovato un articolo su “Civiltà della tavola” che è molto esplicativo e mi ha incuriosito perché, il procedimento non è altro che una mescolanza tra quello dello yogurt “impiccato” (che vi ho descritto nell’articolo sulla procedura per fare lo yogurt) e quello per fare la panna acida (200 g di panna + 1 cucchiaio di succo di limone oppure mescolata con uno yogurt cremoso e lasciare riposare qualche minuto).

Il mascarpone si fa con del latte ricco appena munto (munto al max da qualche ora). Esso viene filtrato e versato in recipienti di affioramento e si attende che la crema salga in superficie. A bagnomaria si porta, poi, a 85°C. Oggi, come coagulante, si usa del succo di limone e, dopo poco, la panna diventa morbida, vellutata e cremosa; occorre nel frattempo mantenerla in lenta agitazione. Successivamente essa viene posta in apposite tele di lino affinché dalle loro maglie  sgrondi il siero. La massa viene lasciata in ambiente fresco e ben aerato per alcune ore e, quando raggiunge una consistenza ben compatta e densa, viene raccolta in fagotti e posta in cella.

Il mascarpone si può mangiare al naturale o con noci e gorgonzola, nel tiramisù…. mischiato con acqua di rose e molto zucchero, con l’amaretto, il brandy, il maraschino…. e chi più ne ha, più ne metta….. che fameeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee………….!!

PostHeaderIcon Vellutata di carote e curcuma…. un binomio antitumorale!!

Vellutata di carote e curcuma.... un binomio antitumorale!!

Dopo la torta alla carota, ecco una buona e salutare vellutata.  

Composizione della carota: enorme abbondanza di provitamina A, il carotene appunto, e di vitamine B1 B2 e C; zuccheri direttamente assimilabili, sali minerali in grande varietà, asparagina e daucina(proprietà diuretiche), pecrina (proprietà astringenti).

Utilissima nella prevenzione del cancro, grazie alla sua proprietà antiossidante, svolge azione protettiva nei confronti delle arterie e fortifica il sistema immunitario.
 
Uno studio anglo-danese pubblicato sul Journal of Agricoltural and Food Chemistry consiglia “Una carota al giorno per difendersi dai tumori”. Le carote, infatti, risultano contenere un composto avente azione anticancerogena, il    “falcarinolo”.
 
La carota è indicata per problemi agli occhi come la cataratta e altre malattie dell’occhio, previene inoltre l’invecchiamento e favorisce la visione crepuscolare. Nell’articolo sui centrifugati, potete trovare alcuni suggerimenti per fare il “pieno” di  betacarotene e molto altro ancora ;-)
 Un buon metodo per assimilare il betacarotene delle carote, consiste nel condirle con qualcosa di grasso, tipo olio o burro. Questo stratagemma, che vale anche per la curcuma, può far aumentare fino  a tre volte la capacità di assimilazione nel nostro organismo. Che ne pensate, quindi, di mangiarle in una gustosa vellutata?

vellutata

 

INGREDIENTI

 

1/2 Kg di carote (se le trovate, usate quelle viola: la vellutata diverrà qualcosa di speciale)

2 patate medie (se siete a dieta, oppure intolleranti, potete evitarle)

1 cipollina (oppure 1 porro)

1 costa sedano

3 cucchiai di olio e.v.o.

2 rametti di rosmarino

800 ml di brodo vegetale

sale e pepe q.b.

1 cucchiaino di cumino (facoltativo: si può sostituire con la cannella e con la curcuma)

semi di papavero per decorare (facoltativo)

4 cucchiai di panna acida (oppure yogurt o crema di latte), per guarnire (facoltativa)

 

PROCEDIMENTO

 

Mondate le patate e tagliatele in piccoli cubetti. Pelate anche le carote, privatele delle estremità e tagliatele a rondelle.

Lavate e private dei filamenti il sedano, poi tritatelo finemente.

Fate appassire a fuoco lento il sedano e la cipolla in un filo di olio, aggiungete le patate, le carote ed il rosmarino e lasciate insaporire  qualche minuto.

Aggiungete il brodo ed il cumino e proseguite la cottura. Quando le verdure saranno cotte (40′ ca.), eliminate il rosmarino e frullate il tutto con un minipier ad immersione (oppure in un frullatore), sino ad ottenere una crema (se risultasse troppo densa, aggiungete un mestolo di acqua calda: il bello delle vellutate è che si possono preparare prima. Verranno scaldate all’occorrenza con aggiunta di liquido). Lasciate addensare il tutto sino a giusta consistenza (circa 10′).

Aggiustate di sale e servite, se vi piace, decorando con un cucchiaio di panna acida e/o con una spolverata di semi di papavero.

Note: non consevate le carote cotte a temperatura ambiente: potrebbero sviluppare sostanze nocive alla salute.

Modi di dire partenopei: “Meglio ‘na mala jurnata, ca ‘na mala vicina”.
Meglio una cattiva giornata che una cattiva vicina. Ed il perché è facile da comprendersi: una giornata cattiva, prima o poi passa e con essa i suoi effetti negativi, ma una cattiva vicina, perdurante la sua stabile vicinanza, di giornate cattive ne può procurare parecchie…

PostHeaderIcon L’insalata di arance: il ricostituente di mammà!

L'insalata di arance: il ricostituente di mammà!

arancia

Mia madre ormai non c’è più da circa 20 anni, nonostante ciò è come se fosse ancora con me…. mi sorprendo spesso a pensarla…. penso agli attriti (che inevitabilmente si creano tra madre e figlia), penso a quando ci sdraiavamo sul letto e ci facevamo sonore risate raccontandoci futili cose…. ho immagini di lei che dopo il lavoro si metteva in cucina a preparare parmigiane, carciofi, “friarielli“, polpettoni….Ma come faceva a cucinare tanto?… Non era stanca?  La sera aveva l’abitudine di prepararsi un bicchiere di caffè (non è un errore di scrittura, intendo dire proprio un bicchiere) e di inzupparvi dentro un “cuzzetiello” (estremità) di pane duro…. E non ricordo mai che abbia avuto problemi di insonnia!! Probabilmente era un’abitudine acquisita durante il post-guerra: il caffè vero e proprio non c’era, ma esisteva una sorta di brodaglia fatta di non so che, nella quale, se si aveva la fortuna di avere un tozzo di pane duro, si poteva fare una zuppetta “corroborante”.  Un’altro ricordo vivido è che quando tornava dal lavoro, verso le 14,30, era sempre molto affamata ma non sempre aveva voglia di mangiare quella pasta che qualcuno di noi lessava anche alle 11 del mattino per chiunque dovesse mangiare nel resto della giornata…., ragion per cui, specie se si sentiva un po’ giù di forze, non disdegnava di prepararsi questa insolita quanto saporita insalata di arance. Mamma mi ha raccontato spesso che la sua era una famiglia di nobili decaduti: la nonna aveva 11 figli da sfamare e non sempre ci riusciva; la famiglia aveva, però, la fortuna di possedere un giardino con alcuni alberi e, fra questi, anche un albero di arance grazie al quale, mia madre ed i suoi 10 fratelli, hanno potuto beneficiare di saporitissime e salutari insalate. Ed infatti….. L’arancia è il vero emblema della salute e possiede straordinari valori nutrizionali. I nutrizionisti, infatti, consigliano di consumare almeno 1-2 arance al giorno tra frutto intero e spremute. Le arance sono un modo comodo e gustoso di fare un break e ricaricarsi dopo l’attività fisica: ogni arancia contiene 80 calorie e regala micronutrienti come magnesio, potassio e selenio. Una delle caratteristiche più famose di questo frutto è la sua capacità di prevenire malattie da raffreddamento. L’arancia è un frutto ricco di vitamina C, oltre che di vitamina A, e di alcune vitamine del gruppo B (in particolare Tiamina, Riboflavina e Niacina). Proprio la vitamina C è la più famosa vitamina contenuta in questo frutto:  sembra che consumare 2 o tre arance al giorno, basti per assicurarci il giusto apporto di questo importante nutriente. Ma non finisce qui. Le arance conterrebbero infatti anche un alto numero di bioflavonoidi, delle sostanze che ricoprono, insieme alla vitamina C, un importante ruolo nella ricostituzione del collagene del tessuto connettivo. Questo frutto è ideale anche per garantire il rafforzamento di ossa, denti, cartilagini, tendini e legamenti, oltre che per ridurre la fragilità capillare e per contrastare alcuni problemi alla circolazione come ad esempio la cellulite, le vene varicose e le emorroidi. Inoltre pare che, sin dai tempi antichi, questa particolare insalata venisse servita come antipasto, proprio per le note proprietà del frutto che vi fa da protagonista: l’arancia stimola, infatti, la secrezione dei succhi gastrici, facilitando così la digestione prima ancora di consumare i pasti successivi.   INGREDIENTI per l’insalata di arance di mammà:   1 arancia a testa (possibilmente quelle rosse siciliane, ma vanno bene un po’ tutte le tipologie. Le varietà siciliane sono: Moro, Tarocco e Sanguinello) sale e olio q.b. Cipolla di Tropea (facoltativa)   PROCEDIMENTO   La cosa più difficile sta nel pelare gli spicchi dell’arancia. Se proprio non ci riuscite, pelate le arance a vivo e poi tagliatele a fettine da circa 1 cm. Quello che posso dire è che sembra difficile, ma con  l’aiuto del vostro Micio (e sennò che ci sto affà….) vi sembrerà un gioco da ragazzi (che modestia eh?).  Allora, tagliate la calotta superiore dell’arancia lasciando “nuda” (senza pellicina) la parte superiore degli spicchi. Tagliate anche la calottina inferiore, ma soltanto quel tanto che basta per farla reggere in piedi sul tagliere.

arancia pelata

la foto chiarisce meglio di mille parole

Con l’aiuto di un grosso coltello a lama affilata, eliminate la buccia tagliando, dall’alto verso il basso, falde di scorza avendo cura di portare via la pellicina esterna, ma di lasciare comunque la scorza attaccata alla base della vostra arancia. Quest’ultima operazione vi agevolerà il prossimo step: inserite la punta del coltello al centro dell’arancia (dove c’è l’attaccatura dei vari spicchi) ed incidete ogni singolo spicchio: dovreste ottenere delle sezioni già ben mondate dalle pellicine, ma se non fosse così, basterà tirarle via con le dita. L’operazione è più difficile a dirsi che a farsi. Il risultato, comunque, premia questo piccolo fastidio. Raccogliete in una ciotola i vostri spicchi d’arancia avendo cura di recuperare l’eventuale succo fuoriuscito e condite a piacimento con sale, olio ed eventualmente la cipolla di tropea tagliata ad anelli sottili.   Ho scoperto che l’insalata di arance è un piatto siculo che si compone di un’altro ingrediente salutare molto importante: il pesce azzurro. Come vi ho raccontato, l’insalata di arance è un piatto antico e di povere origini, nato dalla comodità di poter rimediare facilmente, non solo questo frutto, ma anche un pesce azzurro economico e dalle carni molto nutrienti: l’aringa. Su internet ho trovato la ricetta originale, scritta in dialetto, e la relativa traduzione, che vi copio e incollo qui sotto. Buona lettura ;-) ‘Nzalata d’aranci Pigghiati na aringa affumicata, puliziatila, tugghitici li spini e tagghiatila a filetti. Pigghiati a parti tri scalogni, lavatili e tagghiatili a rota. Poi pigghiati cincu aranci boni di Sicilia, munnatili tugghiennuci puru li filidda bianchi di rintra e tagghiatili a pezzi grossi, senza iccari lu succu. Miscati tuttu ‘ni na ciotola, agghiunciti ogghiu abbunanti, si vi piaci, n’anticchia di sali, ‘na spruzzatina d’arianu e spirugghiativi a manciarivilla. Insalata di arance Procuratevi un’aringa affumicata, che pulirete e delischerete accuratamente, per poi tagliarla a fettine non troppo sottili, ma piuttosto carnose. A parte, lavate tre cipolle scalogno, togliendo ad ognuna il primo strato superficiale, e tagliatele a rondelle. Sbucciate cinque arance siciliane, privandole accuratamente anche dei loro filamenti e parti bianche interne. Tagliatele a dadi o a spicchi spessi e conservate a parte il succo che durante il taglio hanno rilasciato. Mischiate tutti gli ingredienti all’interno di un recipiente, unendovi il succo delle arance tagliate, olio d’oliva e, a piacimento, un pizzico di sale e un po’ di origano. Servite il piatto e consumatelo quanto prima, in modo da gustarlo in tutta la sua freschezza. P.S.: se non amate le aringhe, ma volete  preparare un’insalata un po’ più ricca di quella che faceva mia madre (composta di sole arance), provate a prepararla così. Per 4 persone: 4 arance (preferibilmente “sanguinelle”), 1/2 cipolla di Tropea tagliata a fettine sottili, circa 1o olive nere (se sono denocciolate potete tagliarle a rondelle), 3-4 cucchiai di olio e.v.o., 1 finocchio (facoltativo) tagliato a quarti e poi a fettine sottili, sale e pepe. Lasciate riposare 10′ prima di servire. Essendo un ottimo abbinamento a piatti di pesce, vi consiglio di tenerla presente per i pranzi e le cene di Natale.

PostHeaderIcon Ode al tortellino: storia, curiosità, ricetta, foto, video e molto altro ancora…

Ode al tortellino: storia, curiosità, ricetta, foto, video e molto altro ancora...

il piatto

Pochi conoscono il mito d’origine del tortellino. Ma, una volta appreso, sarà difficile dimenticarlo, perché poi, a guardarlo, si penserà puntualmente a quel “carnoso ombelico di Venere” di cui non sarebbe altro che la gustosa riproduzione sotto forma di pasta. Almeno stando all’accreditata versione di tal Giuseppe Ceri, ingegnere e poeta, che alla fine dell’Ottocento mise in versi la storia del tortellino. Più che per amore delle rime, lo fece per mette d’accordo – forse troppo salomonicamente -  Bologna “la grassa” e Modena “la gaudente”, che se ne contendevano la paternità.

Secondo la leggenda, un oste originario di Bologna, nella sua locanda di Castelfranco Emilia (si badi, in terre modenesi), ebbe la fortuna non solo di ospitare Venere, ma addirittura di scorgerla in perfetta nudità. Il suo occhio. attraverso la serratura, si posò sull’ombelico della dea, e fu così che “l’oste che era guercio e bolognese, imitando di Venere il bellico, l’arte di fare il tortellino apprese.

Sarà anche per questo che, nel firmamento delle paste ripiene, vere glorie della tavola nazionale, il tortellino gode di un posto d’onore. Questo piccolissimo involto di pasta fresca, che accoglie un delizioso ripieno di carni e formaggio, sa esprimere un sapore deciso e delicato insieme. La sfoglia sottilissima e il cuore di lombo di maiale, prosciutto crudo e mortadella di Bologna regalano un sorprendente mix di consistenze. I bolognesi ne vanno giustamente fierissimi. E come per il babà a Napoli, anche il tortellino all’ombra delle due torri “è una cosa seria”. Tant’è che si è dovuto ricorrere perfino a carte bollate e tribunali per far rispettare la ricetta autentica. Peccato che a questo proposito ci sia ancora una gran confusione, colpa soprattutto del susseguirsi continuo di trattati e ricettari, ansiosi di tramandare ogni volta i più autentici ingredienti e dosi e i giusti modi di preparazione, ciascuno professandosi depositario della tradizione. Ultimo in ordine di tempo è nientemeno che un videogioco, messo a punto da ricercatori dell’Università di Bologna, con lo scopo di insegnare “l’arte e la perizia di fare i tortellini”. E’ stato realizzato riprendendo i precisi movimenti delle “sfogline”: così chiamano in Emilia Romagna le signore che stendono la sfoglia con il mattarello in mezzo a nuvole di farina, divenute ormai una specie in via di estinzione che nessuna macchina, per quanto sofisticata, potrà sostituire.

Il sigillo della confraternita del tortellino

Ricettari vecchi e nuovi hanno però ottenuto il risultato inverso, quello di moltiplicare le varianti. Così su ogni singolo ingrediente e sulle divine proporzioni ci sono varie scuole di pensiero. Le uova sono forse l’esempio più calzante. Sulla loro quantità i cosiddetti puristi si accapigliano, sia va da tre a dodici per ogni chilo di sfoglia. E poi c’è chi dice che si usa  solo il tuorlo e chi sia il bianco che il rosso. Per tagliare la testa al toro si può ricorrere all’autentica ricetta – solo del ripieno, però – depositata con atto notarile nel dicembre 1974 presso la Camera di Commercio di Bologna. Una ricetta che può vantare il sigillo della Delegazione di Bologna dell’Accademia Italiana della Cucina, ma soprattutto della Dotta Confraternita del Tortellino. Quest’aurea formuletta prevede che gli ingredienti utilizzati debbano essere lombo di maiale, prosciutto crudo e mortadella di Bologna nella stesse proporzioni, seguiti da formaggio, da parmigiano reggiano e da uova di gallina, oltre che dal profumo di noce moscata.

Come scegliere quando li comprate

Prima di tutto controllate che negli ingredienti (per fortuna obbligatori) ci siano quelli tradizionali.

Il tortellino non deve presentarsi con una sfoglia troppo liscia, ma invece deve essere ruvida e porosa (altrimenti non sarà in grado di trattenere bene il condimento). Il tortellino realizzato a macchina, lo si distingue per il segno del punzone che rimane impresso sulle giunture dei lembi. La sfoglia deve presentarsi sottile e di un giallo intenso ; la forma deve essere irregolare ma aggraziata, e i lembi ben sigillati con la pressione delle dita (il cui segno resta evidente). Alla prova palato, i tortellini dovranno risultare morbidi (anche ai bordi) senza essere gommosi. Deve, inoltre percepirsi il gusto del prosciutto crudo e quello della carne cotta (tipo arrosto o polpetta). Tra i tortellini confezionati, vi consiglio i cappelletti al prosciutto crudo di una “nota marca” che di solito vengono fatti con la “sfogliagrezza”, oppure i tortellini fini granclassici al prosciutto crudo con sfoglia ruvida.

Secondo lo chef Giuliano TASSINARI (esperto di cucina emiliano-romagnola e docente in numerosi corsi di cucina  in Itala ed all’estero):

Per fare il ripieno del tortellino ci si mette non più di dieci minuti. Il primo segreto, come si sa, è nella qualità delle materie prime: prosciutto di Parma o di Modena, Parmigiano reggiano di prima scelta e mortadella di Bologna, senza additivi, che dà molto profumo al ripieno”. 

La sfoglia però è un’altra storia. Per farla occorre una mezz’oretta, ma più perizia. Bisogna farla prima, farla riposare perché diventi elastica, per poi tirarla con un mattarello su un tagliere di legno. Deve essere piuttosto sottile, affinché non prevalga sul profumato ripieno, e le giunture non rimangano dure dopo la cottura.

La cottura. Quando il brodo è bollente si immergono per 20 secondi (se sono freschi è un tempo più che sufficiente). E, come insegnano i veri cuochi, prima di servirli bisogna metterli in una zuppiera, aggiungere una manciata di parmigiano e coprire la zuppiera per circa un minuto. Il parmigiano si scioglie delicatamente nel brodo. Provare per credere.

 

 

*Il brodo è la “morte” dei tortellini. Certo dovrebbe essere un brodo con tutti i crismi, magari senza aggiunta di sale per assaporare bene tutto il ripieno che di per sé è già ricco e sostanzioso. 

Vini da abbinare. La tradizione vuole il Lambrusco, ma è appropriato anche un buon Sangiovese di Romagna.

Non serve rinunciare alle paste ripiene per paura delle calorie: sono ottimi piatti unici se per secondo si mangiano verdure. Attenti, però, ai condimenti: quelli più sostanziosi e grassi (e quindi calorici) come panna e pesto andrebbero consumati occasionalmente.

Paragonate, ad esempio,  le Kcal dei seguenti piatti:

- 125 gr di tortellini al prosciutto con 200 g di brodo e verdura = 375 Kcal

- 125 gr di tortellini al prosciutto, 30 g di panna (3 cucchiai) = 427 Kcal

- 100 gr di pasta, 90 g di ragù = 409 Kcal

- 100 gr di pasta, 30 g di pesto = 440 Kcal

- 80 gr di spaghetti, 50 g di pomodoro, un cucchiaio di olio evo = 375 Kcal

 

VENIAMO ALLA RICETTA

 

INGREDIENTI: sfoglia per 1 Kg di tortellini

3 uova grandi (ogni uovo dovrebbe pesare circa 60 g)

300 g di farina “00″ (con 400 g di farina e 4 uova grandi, dal peso complessivo di 250 g, otterrete tortellini per 6 persone: circa 250)

 

INGREDIENTI per il ripieno dei tortellini

100 g di lombo di maiale tagliato a cubetti

100 g di mortadella

100 g di prosciutto crudo

100 g di parmigiano grattugiato

1 uovo

1 punta di noce moscata

sale q.b.

vino bianco q.b.

 

PROCEDIMENTO per la sfoglia

Impastate gli ingredienti a lungo: sino a quando tagliando la pasta si vedranno delle bolle d’aria all’interno:

la pasta

l’impasto non dovrà risultare né troppo duro, né troppo molle; sicuramente non dovrà attaccare e dovrà avere una consistenza morbida ed elastica.

Lasciate riposare la pasta, al riparo dall’aria ma non in frigorifero (magari avvolta dalla pellicola), per almeno 20′. Più lascerete riposare l’impasto, più sarà semplice tirare la sfoglia.

 

PROCEDIMENTO per ottenere il ripieno dei tortellini

Cuocete il maiale (non friggete) in una padella con una noce di burro, salate e poi sfumate con del vino bianco. Lasciate cuocere sino a quando la carne perderà tutti i succhi (10′/20′). Lasciate intiepidire.

Frullate in un mixer la carne con il prosciutto e la mortadella già tagliata grossolanamente. Unite anche il parmigiano, l’uovo, la noce moscata e date un’altra frullata per ottenere un composto piuttosto omogeneo. Saggiate di sale, eventualmente aggiungetene un po’ e date un’altro giro di mixer.

 

Formatura

Stendete la sfoglia abbastanza sottilmente cercando di non farla seccare troppo con l’aggiunta della farina perché, se la pasta sarà troppo secca, sarà difficile formare i tortellini. Pareggiate i bordi ma conservate lo scarto nella pellicola in modo tale che non secchi quando andrete a riprenderla per utilizzarla di nuovo.

Tenendo presente che dalle sfoglie dovrete ottenere dei quadratini da 4 cm per lato, con un tagliapasta praticate due tagli nel senso della lunghezza ottenendo, dalla vostra sfoglia, tre lunghe strisce. Tagliate, poi, trasversalmente ottenendo dei quadratini.

guardate la pasta come è sottile: si vede il disegno della tovaglia attraverso

guardate la pasta come è sottile: si vede il disegno della tovaglia attraverso

Mettete un pizzico di composto su ogni quadratino ottenuto. Cercate di effettuare questa operazione velocemente per non far seccare la pasta, altrimenti non riuscirete più a sigillare i tortellini (eventualmente pennellate i bordi con poca acqua).

Richiudete ogni quadratino formando dei triangoli e schiacciando bene i bordi intorno al ripieno per sigillare.

Alzate la punta del triangolo, stingete i lembi ed arrotolateli intorno al vostro dito indice sinistro e pressate i lembi l’uno sull’altro. Estraete con delicatezza il tortellino dal dito e adagiatelo su di un canovaccio leggermente infarinato (più difficile a dirsi che a farsi: guardate il video qui in basso);

 procedete nel medesimo modo fino a finire gli ingredienti. Lasciate i tortellini in un luogo fresco su di un canovaccio infarinato (oppure su di un vassoio di cartone spolverizzato con un po’ di farina).

vassoio di tortellini

Se volete conservarli, lasciateli seccare e poi conservateli in frigo in un contenitore con coperchio.

*PER IL BRODO

In una casseruola di grandezza adeguata, adagiate un pezzo di punta di petto di manzo, 1 pezzo di osso di ginocchio, 1 pezzo di gallina, sedano, carota, cipolla ed un po’ di sale grosso. Coprite con acqua fredda e lasciate sobbollire per alcune ore.

 

Per un ottimo brodo veloce, utilizzate 1 Kg di manzo tritato assieme ad una carota, sedano, aglio e una cipollina. Mettete in 2 litri di acqua con sale e noce moscata e cuocete per 1/2 ora, dal bollore, a fuoco basso.

tortellini in brodo

Come servirli:

cuocete i vostri tortellini nel brodo (quando sono freschi basta pochissimo), versateli in una zuppiera e spolverizzateli col parmigiano grattugiato. Chiudete la zuppiera col suo coperchio, portate in tavola e servite dopo un minuto, per dare il tempo al parmigiano di sciogliersi.

il piatti azzurro

P.S: se vi avanzano, metteteli a congelare, un po’ infarinati, su di un vassoio di cartone (tipo quello da pasticceria), poi versateli in un sacchetto frigo, chiudete e conservateli  in freezer sino al momento di cuocerli. Quando ne avete bisogno, gettateli nel brodo bollente come se fossero freschi.

Ciao micilli!!
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