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PostHeaderIcon I biscottini della nonna

I biscottini della nonna

Sapete quegli odori…. sapori… che in un attimo vi portano all’infanzia? Quegli odori e sapori che quando li senti…. ritorni bambina…. ti sembra di avvertire quel calore che soltanto una mamma ti può dare….. riaffiorano tanti ricordi…. e sei a casa!! Beh, questi biscottini, che all’apparenza non hanno nulla di particolare ma che in realtà sono buoni da morire, hanno un potere particolare su di me…. e forse non soltanto su di me. La ricetta, così come quella delle zeppole e della pastiera, è giunta alla terza generazione in quanto io e mia madre l’abbiamo “ereditata” da mia nonna Gilda. Tra l’altro, è una delle prime cose che ho imparato a fare insieme alle zeppole, la pastiera, i tagliolini e gli gnocchi. Perciò, se vi imbatterete in una di queste ricette, durante la navigazione nel mio blog, abbiate fede perchè hanno una sperimentazione “antica”.

Ricordo che mia madre preparava questi biscottini ad ogni occasione…. ma soprattutto quando non aveva il tempo di preparare cose elaborate. Infatti la ricetta è talmente semplice e veloce che poi ci si stupisce nel sentirne il sapore. Un’altro caro ricordo che ho, è di quando venivano improvvisamente a casa gli amici di mio fratello, e naturalmente, la mamma preparava a tempo di record questi biscottini. I ragazzi, ricordo che quasi sempre giocavano a poker (e quindi non erano nemmeno più tanto “ragazzi”) e dopo un po’, sapendo che mia madre era molto brava in cucina, chiedevano: “signora, avete preparato qualcosa di sfizioso?”. Io mi vergognavo come una ladra perchè pensavo si aspettassero una torta al cioccolato…. una ciambella casalinga… o chissà cos’altro. Perciò quando mia madre presentava il suo vassoio con i biscotti avrei voluto morire. Invece di lì a poco erano spariti e “la platea” ne reclamava altri. Un biscotto, quindi che possiede molte qualità: piace a grandi e bambini; lo si può confezionare tutte le volte che vogliamo perchè gli ingredienti sono quelli che possediamo sempre in casa; la ricetta è molto semplice e veloce. Unico neo: scompaiono in un batti baleno!

INGREDIENTI

1/2 Kg di farina 00

2 uova

2 pizzichi di sale

100 gr di zucchero

1 dl di olio evo

1 limone grattugiato

1 bustina di lievito per dolci

un po’ di latte

PROCEDIMENTO

Impastate per benino tutti gli ingredienti insieme, aggiungendo il latte sino ad ottenere un bell’impasto compatto.

Staccate un pezzetto di impasto, formate un cordoncino della grandezza un dito e poi tagliatelo a formare una sorta di tronchetti lunghi tre dita. Disponete i biscottini allineati, ed un po’ distanziati, sulla placca del forno rivestita con apposita carta (ma potete anche non metterla perchè non occorre né imburrare né ungere) e cuoceteli a 180°, nella parte bassa del forno, per circa 10′ fino a dorarli nella parte di sotto.

Girateli pancia all’aria e cuoceteli altri 10′ per dorare anche la parte superiore.

Fateli, mangiateli e…. faciteme sapè!! Io me li pappo domani a colazione…. se non li divorano tutti questa sera 😉

Con questa ricetta partecipo al contest “Madeleines mon amour” , scadenza 4 aprile 2011, proposto da http://filosoficamentesostenibile.blogspot.com/.

Modi di dire partenopei: “Tenè ‘e recchie ‘e pulicano” (Avere le orecchie di un pellicano). Vuol dire avere un ottimo udito… avere la capacità di sentire anche il minimo bisbiglio. Il riferimento è all’udito del pellicano che, come è noto, è un volatile capace di sentre il pigolìo dei suoi piccoli anche a grandissime distanze.

PostHeaderIcon I roccocò

Oltre agli struffoli, ai mustaccioli, ai susamielli e quant’altro, tra i dolci tipici del natale napoletano troviamo i roccocò: un dolce adatto a chi ha denti forti e sani! Come già vi ho descritto nelle altre ricette della tradizione, presenti nel mio blog, anche questo dolce trae le sue origini dalle variegate culture che si sono avvicendate nel corso dei secoli. In questo caso, la ricetta ha “risentito” dell’influenza francese e spagnola. La parola roccocò, infatti, trae la sua origine dalla parola francese “rocaille”, per la barocca e tondeggiante forma che ricorda una conchiglia. Il dolce, una volta cotto, ha una consistenza tale da assomigliare ad una roccia, da qui l’etimologia della parola “Roccia Artificiale”. Le mandorle bianche, infine, danno l’idea del marmo.
Questi biscotti sono molto aromatici. L’odore che se ne diffonde in cottura, nelle case e lungo le strade nel periodo natalizio, è inconfondibile e vi trasporterà in un attimo nella magia del Natale.
 
Ingredienti
1/2 Kg di farina
1/2 Kg di zucchero
cacao a piacere
(circa 1/2 cucchiaio raso: serve a dare il classico colore scuro al biscotto)
una bustina di cannella
una bustina di vanillina
un pizzico di sale
3 o 4 bucce di mandarini tritate
una buccia di arancia grattata
300 gr di mandorle sgusciate ed a pezzi grossi (meglio ancora se tagliate a metà)
1,5 gr di ammoniaca (oppure 1 cucchiaino di lievito)
200 g di acqua circa (la consistenza dell’impasto deve essere come quella per i cantucci)
tuorlo d’uovo
 
Amalgamate tutti gli ingredienti (tranne il tuorlo d’uovo) aggiungendo l’ammoniaca in ultimo e poi formate tanti taralli che sistemerete sulla placca del forno (unta con la sugna oppure rivestita di carta da forno) un pò distanziati l’uno dall’altro. 

Battete leggermente il tuorlo d’uovo e stendetelo per bene sui roccocò, aiutandovi con le mani. Infornate a circa 180° per 20/30 min.

Se volete conservarli a lungo, una volta cotti rimetteteli in forno a 50° per almeno 1 ora.
Il roccocò, di estrema bontà e durezza può essere inzuppato nel marsala all’uovo, nello spumante o nei vini dolci da pasto.
Aforisma di proverbio napoletano:” ‘e voglia ‘e mettere rum, chi nasce strunz’ nun pò addiventà babbà” (Chi nasce tondo non può morire quadrato).

PostHeaderIcon Biscotti dopo pasto

Questi biscotti sono a dir poco fantastici: gustosi, semplici e veloci da preparare…. cosa si può desiderare di più ad una ricetta di cucina?
Ingredienti
1/2 Kg di farina
200 gr di zucchero
200 gr di vin santo
80/100 gr di pinoli
200 ml di olio di mais
200 gr di gocce di cioccolato
(oppure uvetta, oppure metà gocce e metà uvetta)
1 bustina di lievito per dolci
un pizzico di sale
Procedimento
Impastate tutto, staccate dei mucchietti di pasta, ma che siano brutti mi raccomando (dovranno essere “brutti ma buoni”)…… non dovete dare alcuna forma, adagiateli sulla placca del forno rivestita di apposita carta e cuocete a 180° per circa 15 min.


Aforisma di proverbio napoletano: Tre so’ ‘e putiente: ‘o papa, ‘o rrè, e chi nùn tene niente. (Tre sono i potenti: il Papa, il Re e chi non ha niente).

PostHeaderIcon I cantucci passo passo

Molte di voi penseranno che questi “biscottini” siano di difficile realizzazione, ma non è così! Eccovi tutti i passaggi fotografati.
Ingredienti
2-3 uova
1 tuorlo per pennellare
due pizzichi di sale
200 gr. di zucchero
200 gr. di mandorle non pelate
250 farina
1 bustina di vanillina
1/4 di bustina di lievito
25 g di burro “in pomata” (lasciato fuori dal frigo)

Procedimento
Formate una fontana con la farina, lo zucchero, la vanillina, il lievito ed il sale. Ponetevi all’interno le uova  e impastate cercando di far assorbire le uova alla parte secca , aiutandovi con il burro a pomata ed eventualmente con un po’ di vin santo (un bicchierino),  fino ad avere un composto attaccaticcio ma “modellabile”, infine aggiungere le mandorle (meglio se leggermente tostate: 5-6 minuti in forno caldo) già raffreddate.
Formate dei filoncini  come vedete nella foto qui in basso: questa operazione diverrà più semplice se avrete fatto riposare un po’ la pasta in frigo. Se la pasta aderisce al piano di lavoro, aiutatevi con la farina. Adagiate i filoncini sulla placca del forno foderata con apposita carta.
pennellate col tuorlo d’uovo e cuocete a 180° per 30 min. poi tirate fuori dal forno e fate raffreddare un pò prima di tagliarli, con un taglio obliquo,  ad 1,5 cm. di distanza l’uno dall’altro, in questo modo
rimetteteteli a biscottare, in forno, per 10 min. sull’altro lato
potete conservarli per un mese chiusi in una scatola di latta.

Come certamente saprete, i cantucci vanno rigorosamente “pucciati” nel vin santo. Da brava golosona, però, vi segnalo che sono comunque ottimi inzuppati nel vino da pasto e, per a colazione, nel latte e caffè.
Aforisma di proverbio napoletano: O peggio surdo è chillo ca nun vo’ sèntere. (Il peggior sordo è quello che non vuol sentire).

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