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I tarallini pugliesi di Annamaria

Dopo la ricetta dei taralli dolci, ed in attesa di postarvi quella dei taralli napoletani, vi propongo questa semplice ed ottima ricetta per confezionare dei tarallini così sfiziosi da far cadere nel dimenticatoio quelli prodotti industrialmente.

La mia amica Annamaria, di origine pugliese, ma trapiantata in Svizzera all’età di circa 8 anni, mi ha insegnato a confezionare questi deliziosi  tarallini che lei impasta in quantità industriali da oramai moltissimi anni.

INGREDIENTI:

1/2 Kg di farina

150 gr di vino bianco

150 gr di olio e.v.o.

1,5 cucchiaini di sale

PROCEDIMENTO

A torto oppure a ragione (questo non lo so), ho invertito la modalità di impasto della nostra Annamaria inserendo dapprima i liquidi e poi la farina: infatti, come ormai tutti abbiamo imparato, la farina ha un potere assorbente variabile per cui partendo dalla parte liquida sarà possibile dosare la farina sino alla consistenza desiderata.

Ciò premesso, l’impasto è venuto perfetto con la quantità di ingredienti prevista.

In una grossa ciotola versate l’olio, il vino ed il sale. Aggiungete la farina un po’ per volta  mescolando con una forchetta. Quando il tutto si sarà compattato un po’, trasferite l’impasto sul tavolo e lavoratelo ancora un pochino: il composto dovrà presentarsi molle (tipo frolla) ma compatto e lavorabile sino al punto di poterne ricavare dei cilindretti. Le mani, infine risulteranno unte.

Per mia esperienza, posso aggiungere solamente che se lascerete riposare l’impasto una mezz’oretta, la formatura dei taralli risulterà più agevole.

Formate con la pasta dei cordoncini un po’ più piccoli del vostro dito mignolo e formate come più vi piace: potete formare dei tarallini piccoli oppure più grossi, ma anche dei grissini.

Adagiateli sulla placca del forno rivestita di carta da forno (serve solamente a non sporcare) e cuoceteli a 180° per circa 30′ ( i miei ci hanno messo più di un’ora, ma forse il mio forno sta esalando l’ultimo respiro): posizionate la placca sul fondo del forno fino a quando risulteranno dorati dal di sotto, poi portate la teglia al centro del forno sino a completa doratura.

Tanto per darvi un’idea: con 1/2 Kg di farina ho preparato solamente questi tarallini qui… Fatene di più, perché uno tira l’altro  ;-)

VARIANTI

Per ottenere gusti diversi, vi fornisco degli esempi che la stessa Anna suggerisce di provare.

Potete inserire nell’impasto:

- pepe

- peperoncini piccanti secchi sbriciolati ( io ci metterei quello in polvere)

- semi di finocchio

- semi di sesamo e papavero

- semi di girasole

- semi di zucca

- olive

- patè di carciofi (frullato di carciofi sott’olio)

- pomodori secchi sott’olio frullati

- potete spolverarli anche all’esterno con semi di sesamo

-  cipolle fritte: tagliate delle cipolle (più ne metterete più saranno saporiti i vostri taralli) a fettine e mettetele ad appassire in una padella con poco olio (fatele cuocere bene), aggiustate di sale e pepe. Una volta intiepidite, inserite le cipolle insieme a tutti gli altri ingredienti ed impastate.

- peperoni dolci: cuocete i peperoni in un po’ di olio ed una cipolla a fettine, aggiustate di sale e pepe. Una volta intiepiditi, inserite i peperoni, tagliati a piccoli pezzettini, insieme a tutti gli altri ingredienti ed impastate.

- speck  e rosmarino: tagliatelo a dadini piccolissimi e rosolatelo in padella senza olio, ma con rosmarino tagliuzzato finemente (l’odore sarà irresistibile). Una volta tiepido, aggiungetelo assieme agli altri ingredienti con ancora po’ di rosmarino tagliuzzato finemente ed impastate.

Da buona napoletana aggiungo, a questa lunghissima lista, mandorle e pepe.

Qualsiasi sia l’ingrediente prescelto, dice Annamaria, non siate “tirchi” perché più ne metterete più i vostri taralli acquisteranno sapore.

N.B.: Un altro particolare non trascurabile è che, una volta raffreddati, potrete inserirli in sacchetti alimentari e conservarli per oltre un anno (parola di Annamaria).

Modi dire partenopei: “Aizammo ‘stu cummò”! (Alziamo questo comò!). E’ un’incitazione che a Napoli viene pronunciata, a mò di incitamento, quando si deve compiere un’operazione (materiale o meno), che si presume faticosa e quindi scarsamente accetta (come quella di sollevare un pesante canterano di noce massello, con un ripiano in marmo: così erano anticamente i comò). Per rendere ancora meglio il significato, sappiate che a Napoli, quando qualcuno impalma una donna tutt’altro che avvenente e, magari molto anziana, si suole commentare con un sarcastico ” te sì aizato ‘stu cummò?” (hai alzato questo mobile così pesante?)

PostHeaderIcon Taralli con vino e zucchero

Taralli con vino e zucchero

E’ un’anticchissima ricetta che si tramanda da generazioni nelle case di Napoli e provincia. Sono dei biscotti secchi che, pur essendo salati, hanno un retrogusto dolce conferito dallo zucchero presente nell’impasto.

Ricordo che avevo circa 11 anni quando li ho impastati per la prima volta e, poiché nella ricetta tramandata non c’era scritto quanta farina occorresse, il risultato fu molto deludente: ottenni dei biscotti duri come pietre che però lasciavano intuire la sublimità del risultato reale. Ricordo benissimo che mia madre e mio padre per incoraggiarmi li mangiarono ugualmente esortandomi a riprovarci… 

Ciò detto, la ricetta è di una semplicità e velocità disarmante. E’ adatta anche a chi è alle prime armi in cucina… purché si sia a conoscenza di qualche piccolo particolare! 

Dedico questa ricetta a mia madre, scomparsa ormai da oltre 15 anni…. ciao ma’!

INGREDIENTI

1 bicchiere di olio e.v.o. di ottima qualità

1 bicchiere di vino della qualità che preferite: a casa mia sono sempre stati fatti con il rosso, ma si può utilizzare anche il bianco, che peraltro rende anche più agevole controllarne la doratura in forno. Provate però, anche con un vino frizzante: il risultato sarà sorprendente :-)

1 bicchiere di zucchero

farina q.b.

PROCEDIMENTO

Mettete farina e zucchero a fontana sulla spianatoia, aggiungetevi il vino e l’olio e mescolate tutto, prima con la forchetta e poi a mano, fino a formare una pasta compatta, omogenea ma abbastanza morbida (un po’ più di una pasta frolla): l’impasto dovrà essere morbido ma dovrà consentirvi di ricavare dei bastoncini…. ok?  ;-)

Ciò detto, poiché sono un micio pigro, io ho impastato nella planetaria, con il gancio, inserendo prima i liquidi e lo zucchero e poi la farina poco alla volta sino ad ottenere la consistenza desiderata. Vi faccio notare che in questa ricetta, più che mai, è impossibile dare un quantitativo di farina esatto. Infatti il peso degli ingredienti, misurati con il bicchiere, potrebbero variare non poco necessitando di un tot di farina in più o in meno a seconda della capienza del suddetto bicchiere. A titolo meramente indicativo, posso dirvi che ne occorrerà 1/2 Kg ca.

Lasciate riposare il composto una mezz’oretta e ricavatene dei bastoncini dal diametro di circa 1 cm. Chiudeteli a forma di ciambella del diametro di 2-4 cm ed infornateli, sulla placca rivestita con carta apposita, a circa 180° per 30′/40′. La cottura dovrebbe essere avvenuta quando i vostri tarallini si presenteranno ben coloriti (sorvegliate soprattutto la parte inferiore inferiore del biscotto).

questi che vedete sono dei "taralloni" enormi. La mia vita è sempre di corsa: ho dovuto lasciare l'impasto a riposo ben oltre i 30' canonici per andare a fare la spesa. Quando sono tornata era già ora di pranzo per cui ho dovuto velocizzare formando con metà impasto dei taralli più grandi che hanno cotto circa 40'. Quelli piccoli (cottura 30') li vedete nella foto di presentazione ;-)

Una volta freddi, conservateli in una scatola di latta: si conserveranno anche 15 gg.

Questi profumatissimi biscotti al vino possono essere inzuppati nel vino, serviti a fine pasto o semplicemente per appagare quel senso di golosità che ci sorprende durante la giornata.

Mò vorreste il proverbio partenopeo con cui chiudo sempre i miei post?…. Vi posso solamente dire che “simm fertnut a tarallucc’ e vino!” (Finire a tarallucci e vino, è un detto molto diffuso al sud – chissà perchè – quando una disputa si risolve amichevolmente – inzuppando appunto “per così dire” i taralli in un buon bicchiere di vino – non per buona volontà e genuino spirito di riconciliazione, ma – purtroppo – per scarsa serietà dei contendenti e/o bassi intrighi tra le parti. In buona sostanza, il detto ha un’accezione negativa in quanto l’evolversi della risoluzione di una problematica ha preso una piega del tutto inaspettata e superficiale insabbiando quello che era il vero motivo del “contendere”.

PostHeaderIcon BISCOTTI OCCHI DI BUE “DEFORMATI”

BISCOTTI OCCHI DI BUE "DEFORMATI"

Anche se l’occhio è a forma di cuore….. sempre un occhio è…!! Nel blog “Kucina di Kiara”  ho scovato questa ricetta che Kiara attribuisce ad Alda Muratore. Beh, l’aspetto dei biscotti era talmente invitante che il pensiero è subito corso alla marmellata di liquirizia preparata qualche giorno fa. Risultato? Biscotto stratosfericoooooooooooo…………


INGREDIENTI

400 g di farina

120 g di zucchero

scorza di limone grattugiata (io non l’ho messa perchè temevo che il sapore contrastasse con la liquirizia)

1 tuorlo

250 g di burro

marmellata

PROCEDIMENTO

Io ho utilizzato il mio kenwood: ricordate che tutti gli ingredienti ed utensili devono essere possibilmente freddi per la preparazione della frolla. Procedete così: mettete la farina, la scorzetta, lo zucchero, il  tuorlo ed il burro a tocchetti nella ciotola. Utilizzando la foglia a velocità 2, lavorate fino a quando gli ingredienti si riduranno in briciole (ci vorrano circa 2′). Aggiungete un cucchiaio di acqua fredda o rum alla volta (NON il latte) fino ad ottenere un impasto consistente (ci vorrà un altro minutino ca). Rovesciate l’impasto sulla spianatoia e modellatelo dandogli la forma di una palla piatta. L’impasto non deve essere lavorato troppo. Avvolgetelo in una pellicoa trasparente e lasciatelo riposare in frigorifero per 30′ prima di stenderlo col matterello. Scaldate il forno a 180°, intanto stendete la pasta allo spessore di 3-4 mm. sulla carta da forno oppure (come ho fatto io) sul foglio di silicone che poi potete mettere direttamente in forno.  Con un tagliapasta (io ho utilizzato un bicchiere) ricavate dei tondi in numero pari;

sulla destra si intravede il bicchiere

dalla metàdei tondi ricavate degli anelli usando un tagliapasta (o un bicchiere) dal diametro inferiore (io ho utilizzato i cuoricini). Eliminate la pasta in eccesso

ed infornate per 10′ (devono restare biondi), ricordate che la pasta frolla quando si raffredda diventa più solida e asciuga, perciò non cuocetela molto. Una volta freddi, spalmete la marmellata sui tondi, spolverate gli anelli con lo zucchero a velo e posateli sui tondi con la marmellata. Ok….. sono prontiiiiiiiii………..


Modi di dire partenopei: ” S’arricorda ’0 Cippo a Furcella” (Si ricorda – i tempi – del Cippo a Forcella). Con questa locuzione si vuol indicare un avvenimento avvenuto in epoca talmente remota che il ricordo è vago ed incerto. Il Cippo era un monumento posto vicino Forcella – una località popolare napoletana – che fu usato per esporre le teste tagliate durante i famosi 10 giorni di Masaniello nel 1647).

PostHeaderIcon I biscottini della nonna

I biscottini della nonna

Sapete quegli odori…. sapori… che in un attimo vi portano all’infanzia? Quegli odori e sapori che quando li senti…. ritorni bambina…. ti sembra di avvertire quel calore che soltanto una mamma ti può dare….. riaffiorano tanti ricordi…. e sei a casa!! Beh, questi biscottini, che all’apparenza non hanno nulla di particolare ma che in realtà sono buoni da morire, hanno un potere particolare su di me…. e forse non soltanto su di me. La ricetta, così come quella delle zeppole e della pastiera, è giunta alla terza generazione in quanto io e mia madre l’abbiamo “ereditata” da mia nonna Gilda. Tra l’altro, è una delle prime cose che ho imparato a fare insieme alle zeppole, la pastiera, i tagliolini e gli gnocchi. Perciò, se vi imbatterete in una di queste ricette, durante la navigazione nel mio blog, abbiate fede perchè hanno una sperimentazione “antica”.

Ricordo che mia madre preparava questi biscottini ad ogni occasione…. ma soprattutto quando non aveva il tempo di preparare cose elaborate. Infatti la ricetta è talmente semplice e veloce che poi ci si stupisce nel sentirne il sapore. Un’altro caro ricordo che ho, è di quando venivano improvvisamente a casa gli amici di mio fratello, e naturalmente, la mamma preparava a tempo di record questi biscottini. I ragazzi, ricordo che quasi sempre giocavano a poker (e quindi non erano nemmeno più tanto “ragazzi”) e dopo un po’, sapendo che mia madre era molto brava in cucina, chiedevano: “signora, avete preparato qualcosa di sfizioso?”. Io mi vergognavo come una ladra perchè pensavo si aspettassero una torta al cioccolato…. una ciambella casalinga… o chissà cos’altro. Perciò quando mia madre presentava il suo vassoio con i biscotti avrei voluto morire. Invece di lì a poco erano spariti e “la platea” ne reclamava altri. Un biscotto, quindi che possiede molte qualità: piace a grandi e bambini; lo si può confezionare tutte le volte che vogliamo perchè gli ingredienti sono quelli che possediamo sempre in casa; la ricetta è molto semplice e veloce. Unico neo: scompaiono in un batti baleno!

INGREDIENTI

1/2 Kg di farina 00

2 uova

2 pizzichi di sale

100 gr di zucchero

1 dl di olio evo

1 limone grattugiato

1 bustina di lievito per dolci

un po’ di latte

PROCEDIMENTO

Impastate per benino tutti gli ingredienti insieme, aggiungendo il latte sino ad ottenere un bell’impasto compatto.

Staccate un pezzetto di impasto, formate un cordoncino della grandezza un dito e poi tagliatelo a formare una sorta di tronchetti lunghi tre dita. Disponete i biscottini allineati, ed un po’ distanziati, sulla placca del forno rivestita con apposita carta (ma potete anche non metterla perchè non occorre né imburrare né ungere) e cuoceteli a 180°, nella parte bassa del forno, per circa 10′ fino a dorarli nella parte di sotto.

Girateli pancia all’aria e cuoceteli altri 10′ per dorare anche la parte superiore.

Fateli, mangiateli e…. faciteme sapè!! Io me li pappo domani a colazione…. se non li divorano tutti questa sera ;-)

Con questa ricetta partecipo al contest “Madeleines mon amour” , scadenza 4 aprile 2011, proposto da http://filosoficamentesostenibile.blogspot.com/.

Modi di dire partenopei: “Tenè ‘e recchie ‘e pulicano” (Avere le orecchie di un pellicano). Vuol dire avere un ottimo udito… avere la capacità di sentire anche il minimo bisbiglio. Il riferimento è all’udito del pellicano che, come è noto, è un volatile capace di sentre il pigolìo dei suoi piccoli anche a grandissime distanze.
Ciao micilli!!
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