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I Nutellotti

nutellotto

Soltanto tre ingredienti per confezionare golosissimi biscotti in modo semplice e veloce.

INGREDIENTI (per 20/25 biscotti)

180 g di nutella (+ 125 g per la farcia)

150 g di farina setacciata

1 uovo

PROCEDIMENTO

Pesate la nutella adagiandola su di un pezzo di carta da forno, in questo modo sarà più semplice versarla nell’impasto. Se proprio non voleste pesare la nutella, causa pigrizia incipiente, sappiate che 180 g corrispondono a  3 cucchiai grossi del nostro prezioso ingrediente.

Mescolate gli ingredienti ed impastate per bene sino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo.

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Formate un panetto e mettetelo a riposare i frigorifero avvolto in na pellicola trasparente.

Togliete il panetto dal frigorifero e formate delle palline del peso di circa 15 g l’una, adagiandole sulla leccarda del forno foderata con apposita carta.

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Con le dita, oppure con l’estremità di un cucchio di legno, formate una cavità premendo al centro di ogni pallina.

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Cuocete in forno statico preriscaldato a 170° per 10′ (oppure a 150° per 8′ nel forno ventilato).

I biscotti risultano molto morbidi, ma una volta freddi acquisiranno la giusta consistenza. Non allungate, quindi, i tempi di cottura e metteteli a raffreddare su di una gratella.

Una volta freddi, farcite i vostri biscotti (magari con l’aiuto di una sac à poche munita di beccuccio a stella) con un ciuffetto di nutella.

Per la farcia date spazio alla vostra fantasia: potete sostituire la nutella con la marmellata, spolverizzare con zucchero a velo o cacao amaro e guarnire con granella di nocciole.

PostHeaderIcon I miei cantucci

I miei cantucci

cantucci

Avete mai pensato di finire il pasto con dei bei cantucci fatti in casa, oppure di regalarli ai vostri cari per il Natale?

Se la risposta è sì, provate questa mia ricetta e non ve ne pentirete: i cantucci sono biscottini sempre graditi che rievocano momenti di aggregazione.

Riunite i vostri cari, dopo il pasto, per due chiacchiere davanti ad un buon bicchierino di passito e pucciatevi dentro i vostri cantucci: il dolcino vi stupirà per la bontà che racchiude nella sua semplicità.

 

INGREDIENTI

 

400 g di farina

250 g di zucchero

150 g di mandorle sgusciate

3 uova + 1 rosso da pennellare

1 pizzico di sale

1 bustina di vanillina

1 bel cucchiaino di lievito in polvere

 

PROCEDIMENTO

 

Per visionare la ricetta fotografata passo passo cliccate qui

Amalgamate tutti gli ingredienti e, con l’aiuto di poca farina formate dei filoncini non troppo spessi. Adagiateli sulla placca del forno rivestita con apposita carta, pennellateli col tuorlo d’uovo, ed infornate a 180° per 30′ ca. (fino a doratura della base del biscotto).

Lasciate raffreddare un pochino e poi affettate in obliquo distanziando di 1,5 cm ca.

Sistemate di nuovo i biscottini sulla placca, avendo cura di girarli dal lato opposto, e cuocete per altri 15′ ca. in modo tale che colorisca leggermente anche la parte superiore del biscotto.

Conservati in un barottolo dureranno anche 3 settimane.

Note: una volta provata la ricetta classica, provate anche a farcire i vostri cantucci con ripieni più “originali”: nocciole, datteri, fichi, albicocche, pezzi di cioccolato, pistacchi…… buon divertimento!!

PostHeaderIcon La frolla montata per la sparabiscotti e la sac a poche

biscotti 1

Soltanto chi possiede una sparabiscotti può comprendere quella frustrazione che ti attanaglia quando credi di riuscire a fare, grazie al prezioso strumento, in un nanosecondo i biscotti più belli del mondo ed invece vien fuori un pastrocchio disastroso….

E’ in quel momento che decidi di riporre l’infernale arnese in solaio per non riprenderlo mai più. Un giorno, invece, scopri che non sei sola… che c’è tutto un mondo lì fuori pronto a capirti  e che c’è qualcuno che c’è riuscito…  e che è disposto a condividere i suoi segreti.

E’ così che i sono imbattuta nel blog “In cucina con me” dove viene molto ben spiegato che il problema principiale sta nella ricetta della frolla: la ricetta della frolla per la sparabiscotti è un po’ differente in quanto trattasi di frolla “montata”.

Senza stare troppo a tediarvi, vi dirò che ho rispolverato la mia “amata” sparabiscotti, ho provato la ricetta di cui sopra e ……. miracolo, i  biscottini son riusciti!!

L’unica raccomandazione che ho da farvi è di non scoraggiarvi. Se non avete dimestichezza con la macchinetta, è naturale che alcuni biscottini non vengano perfetti (soprattutto all’inizio). Se ciò accadesse, eliminate il biscotto in questione, date una pulitina con la carta casa, per eliminare l’impronta unta, che non lascerebbe attaccare il nuovo biscotto sparato, e riprovate. Naturalmente non gettate il biscotto venuto male, ma rimescolatelo all’impasto.

Molto importante, infine, è non sparare i biscotti sulla carta da forno, ma direttamente sulle teglie: se possedete quelle di alluminio, la “sparata” risulterà ancora più semplice.

Su youtube ho trovato un video che mi ha aiutata non poco a capire come funziona la mia sparabiscotti (che è proprio quella usata nel video). Dalla forza che vedo imprimere sulla sparabiscotti, ho intuito che in realtà non è indispensabile la ricetta della frolla “montata” per fare i biscottini con questo “arnese” ed, a ben vedere, nelle istruzioni, peraltro “infernali”, della mia sparabiscotti, c’è una ricetta che non sono sicura di aver ancora provato. Non appena ne avrò il tempo la testerò e vi metterò al corrente. Cliccate qui per andare al video (osservate come viene montata la trafila, avvitato lo stantuffo e regolato il fermo)

Sperando di non dispiacere la “collega” del blog “In cucina con me”, copio ed incollo qui di seguito la ricetta così come pubblicata da lei.

 

Ingredienti:

150g burro morbido

75g zucchero a velo

1 uovo grande

225g farina

1/2 cucchiaino lievito per dolci

un pizzico di sale

buccia di limone grattugiata

 

Si montano con le fruste (io ho usatola foglia) il burro morbido (tagliato a dadini) e lo zucchero, fino ad ottenere una massa spumosa.

Si aggiunge l’uovo e si fa assorbire bene, aggiungere anche la buccia di limone e il sale.

A questo punto con una spatola si aggiunge la farina setacciata con il lievito e si mescola bene.

La nostra pasta è pronta per l’uso. In questo caso la lavoreremo con la sparabiscotti, altrimenti si può usare anche la sac a poche con le varie bocchette.

-Per prima cosa suggerisco l’uso di teglie in alluminio, si “sparano” i biscotti direttamente sulla teglia NON SI USA ASSOLUTAMENTE carta da forno!!!

-La sparabiscotti va riempita bene premendo l’impasto in modo da non lasciare vuoti d’aria nel tubo. Per prima cosa si mette la placchetta che si vuole usare, si riempie il tubo con la pasta, si tira su il ferretto centrale e poi si avvita a chiudere.

-Adesso teniamo in posizione verticale la sparabiscotti, attaccata alla teglia, un clic deciso e poi tirare su. 

-Durante l’utilizzo si possono cambiare le placchette tranquillamente, facendo così biscotti di tutte le forme.
biscotti 2
-La frolla montata la potete aromatizzare anche con spezie, essenze o cacao in polvere.
io ho inzuppato metà biscotto nel cioccolato fuso e poi l'ho messo a raffreddare sulla carta da forno. Se volte, potete decorare i vostri biscotti con la glassa. Oppure decorate adagiando al cento una mandorla, un a nocciola, una ciliegia candita (o altro tipo di canditi)..... zucchero granella.... e poi infornate.

Io ho inzuppato metà biscotto nel cioccolato fuso e poi l’ho messo a raffreddare sulla carta da forno. Se volte, potete decorare i vostri biscotti con la glassa. Oppure decorate adagiando al centro una mandorla, un a nocciola, una ciliegia candita (o altro tipo di canditi)….. zucchero in granella…. e poi infornate.

PostHeaderIcon ‘O tarall’ napulitano: ‘nzogna e pepe (Il tarallo napoletano: strutto e pepe)

'O tarall' napulitano: 'nzogna e pepe (Il tarallo napoletano: strutto e pepe)

Questo piatto lo dedico alla mia cara amica Chabba che, per la sua propensione al lievitato e notevole abilità in cucina, potrà, spero, approvare e condividere questa mia ricetta.

Tutte le ricette napoletane hanno su di me un carisma particolare: mi si scalda il cuore, sia nell’assaggio che nel momento stesso in cui compio “il rito” di preparare il piatto, cercando di ricalcare la tradizione.

Con questa dedica  il mio cuore si scalda all’ennesima potenza perché ogni volta che impasto qualcosa, il mio pensiero corre da lei…. e fantastico di poter realizzare a quattro mani (e, scusate l’immodestia, ma credo che siano quattro mani esperte) uno dei nostri, tanto amati, lievitati.

Bando ai sentimentalismi ed iniziamo con un po’ di storia.

La creazione del tarallo napoletano, la dobbiamo all’ingegno del suo popolo che,  perennemente affamato, ha vissuto sempre nel principio che “nun s’adda jettà niente” (non si deve buttare nulla).

Tenendo fede a questo principio, i panettieri di Napoli pensarono bene di non gettare via lo ” sfrido”, ossia i ritagli di pasta avanzati nella preparazione del pane, ma di reimpastarlo assieme alla ” ‘nzogna” (sugna = strutto) e molto pepe ottenendo un prodotto che potevano infornare assieme al pane e che poteva, quindi, con poco sforzo ed a basso costo soddisfare le richieste dei meno abbienti e denutriti partenopei alla fine del ’700. Il tarallo fu per il popolo napoletano come una manna dal cielo: si poteva acquistare con pochi soldi ma al tempo stesso aveva un sapore sorprendente e permetteva di metter su calorie grazie alla presenza del grasso in esso contenuto.

La parola “tarallo” peraltro sembra che provenga dal greco “daratos” che vuol dire sorta di pane.

Nell’ ’800 poi, il tarallo incontrò la mandorla con la quale strinse un connubio così perfetto da non volersene più separare.

Essendo  un cibo povero, il tarallo era molto diffuso e consumato nelle osterie dove veniva spesso servito accompagnato da vino.  Agli albori del suo debutto, invece, come testimoniato in un’antichissima canzone napoletana, esso veniva inzuppato nell’acqua di mare per esaltarne il sapore. Quest’ultima pratica non durò a lungo per ovvie ragioni di igiene.

Se un tempo il tarallo è stato considerato un cibo povero da strada, oggi esso viene regolarmente acquistato al supermercato, ai forni o nei chioschi e la fa da padrone in pub e birrerie anche oltre il territorio italiano. I maggiori consumatori sono i giovani che, con due taralli ed una birra riescono a “risolvere” una uscita con pochi soldi: vige nei napoletani l’usanza, prevalentemente domenicale, di passeggiare per Mergellina gustando taralli acquistati nei chioschi del lungomare e di “innaffiarli” con fresca e dissetante birra bionda.

Da alimento di prima necessità (ed in alcuni casi addirittura salvavita), il tarallo è diventato un vero e proprio sfizio cui si ricorre anche come spuntino. Eccoci giunti alla sospirata ricetta.

INGREDIENTI

1/2 kg di farina

12 gr di sale

1/2 cubetto di lievito di birra (anche liofilizzato)

200 gr di acqua

160 gr di strutto

4 gr di pepe

200 gr di mandorle con la pellicina e leggermente tostate (la metà tritate grossolanamente)

 

PROCEDIMENTO

Sciogliete il lievito in un dito di acqua tiepida ed impastatelo con 100 gr di farina, prelevata dal totale, sino ad ottenere un piccolo panetto che lascerete lievitare sino al raddoppio.

Aggiungete tutti gli altri ingredienti (tranne le mandorle intere) ed impastate: otterrete un composto ben morbido che lascerete lievitare coperto per circa 30′.

Formate dei bastoncini della grossezza del vostro dito e della lunghezza di 20 cm ca. Attorcigliatene due alla volta e chiudeteli a ciambellina. Decorate ogni singolo tarallo con tre mandorle ben affondate nella pasta e lasciate lievitare sino al raddoppio (circa 1 ora).

Infornate a 200° per 20′, abbassate la temperatura a 180° e proseguite la cottura per altri 20′, infine portate il calore a 160° e cuocete ulteriori 20′ oppure sino a quando i vostri taralli si saranno dorati sia dal di sotto che in superficie.

Quasi sempre i miei articoli terminano con un proverbio o un detto napoletano, oggi devo introdurre l’argomento descrivendo la figura del “tarallaro”.

Il tarallaro era un personaggio che  portava in giro la propria merce in una cesta appesa al collo con una correggia (cinghia di cuoio); nella cesta, oltre ai taralli era solito portare molte altre cose: dalla pipa ai guanti, dalla merenda al berretto o alla sciarpa…. insomma tutto ciò che potesse servire alla gente in giro per le strade della città.

Oggi questa figura caratteristica non esiste più ma, nel linguaggio partenopeo, quando si vuole indicare una persona senza voce in capitolo che, in balìa degli eventi, deve affaccendarsi senza sosta, si dice: “me pare ‘a sporta d’o tarallaro” (sembra la cesta del venditore di taralli). Essere la sporta del tarallaro significava occuparsi di troppe cose diverse o essere soggetti a numerosi e continui spostamenti  (come le cose che viaggiavano insieme ai taralli nella cesta del venditore).

Durante i suoi interminabili giri, il tarallaro dava la voce dicendo: “taralle, taralle cavere!” (taralli, taralli, caldi!). I taralli, per sprigionare tutta la loro caratteristica fragranza, e invogliare all’acquisto, dovevano essere caldi. Per questo motivo, il tarallaro copriva, la sua preziosissima merce, con una coperta di lana.

Un’ altra espressione napoletana, che forse già avrete sentito dire è “finire a tarallucci e vino”. Questo modo di dire nacque nelle osterie con un senso blandamente denigratorio: il tarallo è già di per sé alimento povero, ma viene ridotto al rango di “taralluccio” significando una risoluzione “superficiale” di una disputa (un “vogliamoci bene” senza convinzione…. giusto per chiudere il “conflitto”). Oggi questa espressione viene usata, più in generale ed in tutta Italia, per significare il raggiungimento di un lieto fine.

Ciao micilli!!
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