Archivi per la categoria ‘ricette salutari’

PostHeaderIcon Filetti di tonno fresco panati al sesamo

Filetti di tonno fresco panati al sesamo

tonno

Praticamente la ricetta è tutta nel titolo.

Avete mai provato a panare i vostri filetti di tonno con del sesamo? 

Nooooooo…..?

Fatelo subito!!

 

PROCEDIMENTO

Mettete a scaldare un bel filo di olio in una padella.

Panate i filetti di tonno (non troppo spessi) con i semi di sesamo e scottateli in padella, da entrambi i lati, fino a doratura.

Il risultato dovrà essere un tonno croccante fuori ma morbido ed un po’ crudo all’interno.

Servite su di un letto di insalatina condita e decorate, se vi piace, con qualche goccia di aceto balsamico in glassa.

Note: poiché spesso capita che una fetta di tonno pro capite sia troppa, una volta cotti i filetti, tagliateli in grossi bastoncini al fine di poter meglio porzionare il tonno ai commensali.

PostHeaderIcon Il cavolo romano come contorno oppure per una spaghettata “in verde”

Il cavolo romano come contorno oppure per una spaghettata "in verde"

cavolo romano

 

Vabbè, lo so che è un ortaggio tipico della stagione invernale, ma l’ho visto sul banco del fruttivendolo e non ho resistito.Il suo colore e la sua forma mi ipnotizzano. Inoltre, l’idea di prepararmi un sano e goloso contorno in poco tempo mi ha definitivamente convinta a cucinarlo.

 

PROCEDIMENTO

 

Lavate e dividete in cimette, più o meno della stessa grandezza,  il vostro cavolo romano.

Lessatelo in acqua salata e mettetelo in forno con poco burro, olio, sale e pepe.

Spolverata la superficie con parecchio parmigiano grattugiato e lasciate gratinare per qualche minuto. Squisito!

 

PER LA SPAGHETTATA “IN VERDE”

 

INGREDIENTI PER 6 PERSONE

 

450 g di cavolo romano

3 acciughe

2 spicchi di aglio

pepe q.b.

90 g di pecorino

4 rametti di timo (facoltativo)

450 g di spaghetti

olio extra vergine d’oliva q.b

 

PREPARAZIONE

 

Lavate il cavolo e separandolo in cimette più o meno delle stesse dimensioni.

Tagliate a metà ogni cimetta e bollentatele per 2 minuti in acqua bollente salata (conservate l’acqua per cuocervi gli spaghetti).

Soffriggete, in una padella l’aglio e le acciughe.

Quando le acciughe saranno sciolte, aggiungete il cavolo romano e fate soffriggere un paio di minuti.

Abbassate la fiamma e aggiustato di sale e pepe a piacere.

Scolate la pasta al dente e saltatela nella padella, aggiungendo 2-3 giri di olio e qualche pizzico di pecorino.

Impiattate con ancora una spruzzatina di olio e qualche cimetta di cavolo romano in ogni piatto.

Se vi piace decorate, ogni piatto, con un rametto di timo.

Perle di saggezza partenopea: “Maccarune, carne e vino ‘e cannata, fanno buono sanghe pe’ tutta l’annata”. ( Maccheroni, carne e vino, fanno buon sangue per tutto l’anno). Il proverbio vuole dirci che quando il cibo è buono e abbondante, giova alla nostra salute. 

PostHeaderIcon Lampe e tuone (Lampi e tuoni – alias: pasta e ceci)

Lampe e tuone (Lampi e tuoni - alias: pasta e ceci)

pasta e ceci

La pasta e ceci, meglio nota a Napoli come “Lampe e tuone”, è la protagonista indiscussa del primo giorno di Quaresima.

L‘espressione dialettale trae indubbiamente la sua origine dagli “indesiderati” effetti che spesso i legumi procurano alla digestione.

Delle proprietà, modalità di cottura e quant’altro riguardi i legumi vi ho parlato già qui.

Oggi voglio mettervi al corrente dell’usanza partenopea di mangiare questo strepitoso piatto nel primo giorno di quaresima e raccontarvi come lo preparo io.

 

INGREDIENTI

 

250 g di ceci secchi medi

1 cucchiaino di bicarbonato

200 g di “pasta ammescata”: pasta mischiata  (oppure taccozzette)

100 g di olio e.v.o.

aglio

rosmarino

origano

sale e pepe

 

PROCEDIMENTO

 

Tenete a bagno i ceci per una notte intera (12-18 ore) in acqua e bicarbonato; il mattino successivo, sciacquateli molto bene.

Mettete a scaldare dell’acqua in una grossa pentola.

Nel frattempo, in una pentola di coccio, soffriggete l’aglio nell’olio e versatevi dentro i ceci scolati. Coprite i ceci con l’acqua che avevate messo a bollire nella pentola a parte (l’acqua deve sovrastare i ceci di due dita), unite gli aromi e portate a cottura lasciando sobbollire a fuoco molto basso.

Per il tempo di cottura affidatevi alle indicazioni riportate, dal produttore, sulla scatola dei ceci. Di solito i ceci secchi impiegano circa 2 ore a cuocere, ma dovete assaggiare e fare attenzione: non di rado capita che occorrano fino a 5 ore di cottura.

Quando i vostri ceci saranno teneri, passatene una metà al passatutto (oggi uso il mixer ad immersione), aggiungendo se necessario, acqua bollente sufficiente per cuocere la pasta.

Salate e, appena bolle, aggiungete la pasta . Mescolate e portate  a cottura diluendo, all’occorrenza, con poca acqua calda: la pasta coi legumi, a Napoli, deve risultare “azzeccata” (attaccata) e non brodosa.

Fate rigorosamente riposare un po’ la minestra prima di servirla (dopo tutte queste ore di lavoro… se lo merita!)

Curiosità: a proposito si quaresima e di Pasqua, sono stata nel Salento a trascorrere le festività pasquali (appunto) e mi sono imbattuta in un piatto che chiamasi  “Ciceri e tria” e, non ci crederete, ma è una pietanza costituita da una sorta di laganelle mozzate (fatte in casa con sola farina di semola ed acqua), fritte e poi ripassate nella pentola dei legumi.
Essendomi incuriosita, ho fatto un giro sul web ed ho trovato nel blog “angiecafiero“, un articolo molto interessante in cui la scrittrice ci dà la ricetta e ci racconta:
“Questa ricetta è un vero e proprio reperto archeologico della gastronomia sia per il nome, trii, che era il nome che arabi e siciliani davano nel Medioevo ai maccheroni, sia perché le tagliatelle preventivamente fritte ricordano le lagane degli antichi Romani che venivano arrostite su pietre roventi prima di tagliarle a strisce e farle bollire nelle minestre.
In alternativa alle lagane, si puo’ utilizzare quella che a Napoli viene chiamata “‘a pasta ammescata”, qualità che contine vari formati di pasta, in un passato non molto lontano venivano utilizzate le rimanenze dei vari formati in preparazioni come questa, come la pasta e fagioli o la pasta e patate.
Ingredienti:
– gr 300 di ceci
-1 cucchiaino da tè di bicarbonato
-1 dl di olio
– 2 spicchi di aglio
– sale pepe q.b.
– prezzemolo abbondante
– gr 400 g di laganelle (fettuccelle larghe)
 
Esecuzione:
La sera precedente mettete a bagno i ceci con il bicarbonato per renderli più teneri.
La mattina dopo sciacquateli e cuoceteli in acqua abbondante e non salata.
Quando saranno cotti e quasi disfatti (occorreranno circa 5 ore a fuoco lento, senza mai far perdere il bollore), aggiungete l’aglio, l’olio precedentemente riscaldato, il sale e il pepe. Se volete, potrete, passarne una piccola quantità.
Aggiungete, se necessario, un po’ d’acqua a bollore che terrete su un altro fornello e calate nei ceci le laganelle spezzettat,.
Qualche minuto prima di togliere la pentola dal fuoco, aggiungete il prezzemolo.”

PostHeaderIcon L’insalata di arance: il ricostituente di mammà!

L'insalata di arance: il ricostituente di mammà!

arancia

Mia madre ormai non c’è più da circa 20 anni, nonostante ciò è come se fosse ancora con me…. mi sorprendo spesso a pensarla…. penso agli attriti (che inevitabilmente si creano tra madre e figlia), penso a quando ci sdraiavamo sul letto e ci facevamo sonore risate raccontandoci futili cose…. ho immagini di lei che dopo il lavoro si metteva in cucina a preparare parmigiane, carciofi, “friarielli“, polpettoni….Ma come faceva a cucinare tanto?… Non era stanca?  La sera aveva l’abitudine di prepararsi un bicchiere di caffè (non è un errore di scrittura, intendo dire proprio un bicchiere) e di inzupparvi dentro un “cuzzetiello” (estremità) di pane duro…. E non ricordo mai che abbia avuto problemi di insonnia!! Probabilmente era un’abitudine acquisita durante il post-guerra: il caffè vero e proprio non c’era, ma esisteva una sorta di brodaglia fatta di non so che, nella quale, se si aveva la fortuna di avere un tozzo di pane duro, si poteva fare una zuppetta “corroborante”.  Un’altro ricordo vivido è che quando tornava dal lavoro, verso le 14,30, era sempre molto affamata ma non sempre aveva voglia di mangiare quella pasta che qualcuno di noi lessava anche alle 11 del mattino per chiunque dovesse mangiare nel resto della giornata…., ragion per cui, specie se si sentiva un po’ giù di forze, non disdegnava di prepararsi questa insolita quanto saporita insalata di arance. Mamma mi ha raccontato spesso che la sua era una famiglia di nobili decaduti: la nonna aveva 11 figli da sfamare e non sempre ci riusciva; la famiglia aveva, però, la fortuna di possedere un giardino con alcuni alberi e, fra questi, anche un albero di arance grazie al quale, mia madre ed i suoi 10 fratelli, hanno potuto beneficiare di saporitissime e salutari insalate. Ed infatti….. L’arancia è il vero emblema della salute e possiede straordinari valori nutrizionali. I nutrizionisti, infatti, consigliano di consumare almeno 1-2 arance al giorno tra frutto intero e spremute. Le arance sono un modo comodo e gustoso di fare un break e ricaricarsi dopo l’attività fisica: ogni arancia contiene 80 calorie e regala micronutrienti come magnesio, potassio e selenio. Una delle caratteristiche più famose di questo frutto è la sua capacità di prevenire malattie da raffreddamento. L’arancia è un frutto ricco di vitamina C, oltre che di vitamina A, e di alcune vitamine del gruppo B (in particolare Tiamina, Riboflavina e Niacina). Proprio la vitamina C è la più famosa vitamina contenuta in questo frutto:  sembra che consumare 2 o tre arance al giorno, basti per assicurarci il giusto apporto di questo importante nutriente. Ma non finisce qui. Le arance conterrebbero infatti anche un alto numero di bioflavonoidi, delle sostanze che ricoprono, insieme alla vitamina C, un importante ruolo nella ricostituzione del collagene del tessuto connettivo. Questo frutto è ideale anche per garantire il rafforzamento di ossa, denti, cartilagini, tendini e legamenti, oltre che per ridurre la fragilità capillare e per contrastare alcuni problemi alla circolazione come ad esempio la cellulite, le vene varicose e le emorroidi. Inoltre pare che, sin dai tempi antichi, questa particolare insalata venisse servita come antipasto, proprio per le note proprietà del frutto che vi fa da protagonista: l’arancia stimola, infatti, la secrezione dei succhi gastrici, facilitando così la digestione prima ancora di consumare i pasti successivi.   INGREDIENTI per l’insalata di arance di mammà:   1 arancia a testa (possibilmente quelle rosse siciliane, ma vanno bene un po’ tutte le tipologie. Le varietà siciliane sono: Moro, Tarocco e Sanguinello) sale e olio q.b. Cipolla di Tropea (facoltativa)   PROCEDIMENTO   La cosa più difficile sta nel pelare gli spicchi dell’arancia. Se proprio non ci riuscite, pelate le arance a vivo e poi tagliatele a fettine da circa 1 cm. Quello che posso dire è che sembra difficile, ma con  l’aiuto del vostro Micio (e sennò che ci sto affà….) vi sembrerà un gioco da ragazzi (che modestia eh?).  Allora, tagliate la calotta superiore dell’arancia lasciando “nuda” (senza pellicina) la parte superiore degli spicchi. Tagliate anche la calottina inferiore, ma soltanto quel tanto che basta per farla reggere in piedi sul tagliere.

arancia pelata

la foto chiarisce meglio di mille parole

Con l’aiuto di un grosso coltello a lama affilata, eliminate la buccia tagliando, dall’alto verso il basso, falde di scorza avendo cura di portare via la pellicina esterna, ma di lasciare comunque la scorza attaccata alla base della vostra arancia. Quest’ultima operazione vi agevolerà il prossimo step: inserite la punta del coltello al centro dell’arancia (dove c’è l’attaccatura dei vari spicchi) ed incidete ogni singolo spicchio: dovreste ottenere delle sezioni già ben mondate dalle pellicine, ma se non fosse così, basterà tirarle via con le dita. L’operazione è più difficile a dirsi che a farsi. Il risultato, comunque, premia questo piccolo fastidio. Raccogliete in una ciotola i vostri spicchi d’arancia avendo cura di recuperare l’eventuale succo fuoriuscito e condite a piacimento con sale, olio ed eventualmente la cipolla di tropea tagliata ad anelli sottili.   Ho scoperto che l’insalata di arance è un piatto siculo che si compone di un’altro ingrediente salutare molto importante: il pesce azzurro. Come vi ho raccontato, l’insalata di arance è un piatto antico e di povere origini, nato dalla comodità di poter rimediare facilmente, non solo questo frutto, ma anche un pesce azzurro economico e dalle carni molto nutrienti: l’aringa. Su internet ho trovato la ricetta originale, scritta in dialetto, e la relativa traduzione, che vi copio e incollo qui sotto. Buona lettura 😉 ‘Nzalata d’aranci Pigghiati na aringa affumicata, puliziatila, tugghitici li spini e tagghiatila a filetti. Pigghiati a parti tri scalogni, lavatili e tagghiatili a rota. Poi pigghiati cincu aranci boni di Sicilia, munnatili tugghiennuci puru li filidda bianchi di rintra e tagghiatili a pezzi grossi, senza iccari lu succu. Miscati tuttu ‘ni na ciotola, agghiunciti ogghiu abbunanti, si vi piaci, n’anticchia di sali, ‘na spruzzatina d’arianu e spirugghiativi a manciarivilla. Insalata di arance Procuratevi un’aringa affumicata, che pulirete e delischerete accuratamente, per poi tagliarla a fettine non troppo sottili, ma piuttosto carnose. A parte, lavate tre cipolle scalogno, togliendo ad ognuna il primo strato superficiale, e tagliatele a rondelle. Sbucciate cinque arance siciliane, privandole accuratamente anche dei loro filamenti e parti bianche interne. Tagliatele a dadi o a spicchi spessi e conservate a parte il succo che durante il taglio hanno rilasciato. Mischiate tutti gli ingredienti all’interno di un recipiente, unendovi il succo delle arance tagliate, olio d’oliva e, a piacimento, un pizzico di sale e un po’ di origano. Servite il piatto e consumatelo quanto prima, in modo da gustarlo in tutta la sua freschezza. P.S.: se non amate le aringhe, ma volete  preparare un’insalata un po’ più ricca di quella che faceva mia madre (composta di sole arance), provate a prepararla così. Per 4 persone: 4 arance (preferibilmente “sanguinelle”), 1/2 cipolla di Tropea tagliata a fettine sottili, circa 1o olive nere (se sono denocciolate potete tagliarle a rondelle), 3-4 cucchiai di olio e.v.o., 1 finocchio (facoltativo) tagliato a quarti e poi a fettine sottili, sale e pepe. Lasciate riposare 10′ prima di servire. Essendo un ottimo abbinamento a piatti di pesce, vi consiglio di tenerla presente per i pranzi e le cene di Natale.

Ciao micilli!!
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